Tel Aviv, 8 aprile 2026 – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rilanciato con fermezza la posizione di Israele nei confronti dell’Iran e del suo programma nucleare, sottolineando l’allineamento totale con gli Stati Uniti. In una dichiarazione video, Netanyahu ha ribadito che l’uranio arricchito “abbandonerà l’Iran, o tramite un accordo o con la ripresa delle ostilità”, mettendo in chiaro la determinazione di Tel Aviv a non tollerare lo sviluppo nucleare iraniano.
Netanyahu: “Pronti a riprendere la guerra in Iran in qualsiasi momento”
Il premier ha sottolineato che il cessate il fuoco attualmente in vigore non segna la fine della campagna militare di Israele, ma rappresenta solo una tappa verso il raggiungimento di tutti gli obiettivi strategici del paese. “Israele ha ottenuto risultati eccezionali”, ha affermato Netanyahu, “e siamo pronti a riprendere i combattimenti in qualsiasi momento”. Questa dichiarazione giunge in un momento di alta tensione nella regione, con la possibilità di ripresa del conflitto che rimane concreta e imminente.
I negoziati: la posizione israeliana
Netanyahu ha inoltre evidenziato che l’Iran si presenta ai negoziati in una posizione “più debole che mai”, impegnandosi a riaprire lo Stretto di Hormuz e rinunciando a tutte le precondizioni inizialmente poste, tra cui la cancellazione delle sanzioni, indennizzi e il cessate il fuoco con il Libano. “Israele e gli Stati Uniti la pensano allo stesso modo su questo tema”, ha sottolineato il premier, ribadendo la convergenza strategica fra i due paesi.
In parallelo, fonti americane riportate da Axios confermano che durante una recente telefonata il presidente statunitense Donald Trump non si è opposto alla continuazione della lotta contro Hezbollah, rafforzando così la posizione militare comune di Washington e Tel Aviv.
Questi sviluppi si inseriscono in un contesto geopolitico complesso, dove le monarchie del Golfo sono divise tra chi teme che una tregua rafforzerebbe Teheran e chi invece spinge per il dialogo, come evidenziato dalle differenti posizioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti da una parte e Oman, Qatar e Kuwait dall’altra.
La determinazione espressa da Netanyahu segna un momento cruciale nella gestione del conflitto israelo-iraniano, con la possibilità di un’escalation militare sempre più concreta.






