Teheran, 14 marzo 2026 – Nel corso di una giornata segnata da crescenti tensioni nel Golfo Persico, l’agenzia di stampa iraniana Fars, organo ufficiale affiliato al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, ha riferito che non sono stati riportati danni alle infrastrutture petrolifere sull’isola di Kharg durante gli attacchi statunitensi. Nonostante siano state rilevate circa 15 esplosioni e un denso fumo, le strutture petrolifere – cuore dell’export energetico iraniano – sono rimaste intatte grazie all’efficace sistema di difesa iraniano.
Dettagli sugli attacchi all’isola di Kharg e reazioni iraniane
Secondo la ricostruzione fornita da Fars, gli attacchi hanno preso di mira obiettivi militari quali sistemi di difesa, il porto di Joshan, la torre dell’aeroporto e la base degli elicotteri, ma senza colpire le installazioni petrolifere strategiche. Contrariamente a quanto dichiarato dal presidente statunitense Donald Trump, che aveva annunciato il colpire tutte le strutture militari sull’isola di Kharg, le fonti iraniane hanno precisato che nessun sito petrolifero è stato danneggiato.
In risposta alla minaccia statunitense, il portavoce del quartier generale Khatam al-Anbiya, affiliato alle Guardie della Rivoluzione, ha promesso che ogni infrastruttura petrolifera o energetica legata agli USA nella regione sarà “immediatamente distrutta e ridotta in cenere“ in caso di ulteriori attacchi.
Nella notte un attacco con drone ha colpito l’ambasciata statunitense a Baghdad. Lo ha reso noto un alto responsabile della sicurezza irachena. Un giornalista della France Presse ha visto del fumo nero levarsi sul complesso diplomatico nel cuore della capitale irachena. Un altro responsabile della sicurezza ha confermato l’attacco che si è verificato in seguito a numerose esplosioni avvertite nella notte e che hanno causato anche la morte di due persone.
Il contesto geopolitico e militare nel Golfo Persico
L’isola di Kharg è un punto nevralgico per l’economia iraniana, essendo la principale via di esportazione di circa l’80% del petrolio di Teheran. La sua posizione strategica nel Golfo Persico la rende un obiettivo cruciale nel confronto tra USA e Iran. Gli Stati Uniti hanno intensificato la loro presenza militare nella regione, inviando 5.000 marines e navi da guerra, e Trump ha annunciato l’intenzione di scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz per garantire il libero transito, minacciato dalle azioni iraniane.
Nel frattempo, il conflitto ha avuto pesanti ripercussioni sui mercati internazionali: il petrolio ha registrato un rialzo significativo, con il Brent che ha superato quota 100 dollari al barile, mentre le Borse europee hanno subito perdite per oltre 1.100 miliardi di euro in due settimane di guerra.
L’Italia, pur esprimendo preoccupazione per la crisi in Medio Oriente, ha ribadito che non parteciperà al conflitto e che l’uso delle basi italiane da parte degli USA sarà regolato dagli accordi parlamentari vigenti. Il governo ha inoltre smentito trattative con l’Iran per il passaggio delle navi italiane nello Stretto di Hormuz.
La situazione resta estremamente fluida e il rischio di un’escalation militare continua a pesare sull’intera regione, mentre le diplomazie internazionali cercano un equilibrio in un contesto di crisi profonda.






