La notte a Islamabad si è chiusa con un nulla di fatto: i negoziati tra Stati Uniti e Iran sono saltati. La delegazione americana, guidata da J.D. Vance, ha abbandonato il tavolo senza raggiungere alcun accordo. Intanto, Donald Trump ha annunciato un blocco navale “immediato” nello Stretto di Hormuz, punto strategico fondamentale per il commercio mondiale del petrolio. Il presidente non ha lasciato spazio a interpretazioni: nessuna nave che abbia pagato un “pedaggio” a Teheran potrà attraversare liberamente. Londra, tuttavia, si è subito dissociata dall’iniziativa, mentre da Teheran arrivano minacce di resistenza fino all’ultimo. Nel frattempo, la Casa Bianca avverte Pechino: se fornirà armi all’Iran, scatteranno dazi del 50%.
Iran: gli aggiornamenti dopo il fallimento dei negoziati
I colloqui tra Washington e Teheran, pensati per trovare una tregua stabile, si sono chiusi senza accordo. Al suo ritorno da Islamabad, il vicepresidente americano Vance ha spiegato che la trattativa è fallita soprattutto per le divisioni sul programma nucleare. “Era l’ultima offerta, ma l’Iran non ha accettato il punto più importante”, ha detto. Dall’altra parte, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha puntato il dito contro l’atteggiamento rigido degli Stati Uniti, accusandoli di fare richieste “irragionevoli” e di un approccio massimo che ha bloccato tutto. Su X, Araghchi ha scritto che “la buona volontà produce buona volontà, l’ostilità genera solo ostilità” e ha ribadito che l’Iran ha cercato un compromesso storico.
Trump lancia il blocco navale, Londra si tira indietro
Trump ha annunciato che da lunedì entrerà in vigore un blocco ai porti iraniani nello stretto di Hormuz. Ha detto che qualsiasi nave sospettata di pagare un pedaggio illegale a Teheran sarà fermata. Inoltre, ha assicurato che la marina Usa inizierà a distruggere le mine piazzate dall’Iran nelle acque strategiche. Nonostante l’annuncio solenne, la Gran Bretagna ha deciso di non partecipare direttamente al blocco, mostrando prudenza davanti al rischio di un’escalation. Trump ha accennato a una collaborazione con altri Paesi, senza però fare nomi. Nel frattempo, i Pasdaran iraniani hanno risposto con un monito duro: definiscono la loro strategia nello stretto un “vortice mortale”, promettendo di intrappolare ogni nemico e di mantenere un controllo serrato del traffico marittimo, senza concedere nulla.
Tentativi di mediazione in una regione in bilico
Nonostante lo scontro aperto, fonti locali citate dal Wall Street Journal spiegano che i Paesi vicini stanno provando a riportare Washington e Teheran al tavolo delle trattative. La possibilità di un nuovo round di colloqui resta aperta e potrebbe svolgersi a breve, con l’obiettivo di estendere un cessate il fuoco fragile. Dopo mesi di tensioni che hanno coinvolto anche Libano e Israele, la diplomazia resta difficile ma non impossibile. Intanto, gli Stati Uniti mantengono la linea dura: per Trump la ripresa dei negoziati non è una priorità. Il presidente punta tutto su una strategia di pressione economica e militare, combinando sanzioni, minacce di intervento e movimenti navali per indebolire la capacità di Teheran di trarre vantaggio dal commercio petrolifero.






