Teheran, 7 marzo 2026 – In un contesto di crescente tensione in Medio Oriente, il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale sullo stato dello Stretto di Hormuz, punto strategico di passaggio per il traffico marittimo globale e in particolare per il transito di petrolio e gas naturale.
Lo Stretto di Hormuz resta aperto, ma con minacce mirate
“Controlliamo lo Stretto di Hormuz, ma non lo chiuderemo e tutte le navi potranno attraversarlo“, ha affermato Shekarchi, sottolineando però che “le navi degli Stati Uniti e di Israele saranno prese di mira dalle forze armate iraniane“. Il portavoce ha aggiunto che, a causa della situazione di guerra, l’Iran non può fornire alcuna garanzia sulla sicurezza delle navi di tutti i Paesi e la responsabilità di qualsiasi incidente sarà a carico di chi attraverserà lo stretto.
Questa presa di posizione arriva in un momento di grave crisi regionale, con il Medio Oriente in fiamme a seguito di attacchi incrociati tra Israele, USA e Iran. Le tensioni hanno inciso profondamente sul traffico navale nello Stretto di Hormuz, che è stato classificato come “zona di operazioni belliche” dal settore marittimo internazionale. Attualmente, circa mille navi risultano bloccate nell’area, con un valore complessivo superiore ai 25 miliardi di dollari, e quasi la metà trasporta petrolio e gas.

Impatti sul traffico marittimo e sulle rotte energetiche globali
Secondo il Joint Marine Information Center, il traffico commerciale nello stretto si è quasi completamente interrotto, con solo due transiti confermati nelle ultime 24 ore, entrambi di navi cargo e non di petroliere. La situazione ha allarmato l’Unione europea, che tramite l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha espresso preoccupazione per la sicurezza marittima in questa rotta cruciale per i collegamenti tra Europa e Golfo Persico.
L’Iran, da parte sua, rivendica il completo controllo dello stretto e ha confermato di aver colpito una petroliera statunitense nel Golfo Persico settentrionale, con la nave che sarebbe in fiamme. Le missioni navali europee, tra cui le operazioni Aspides e Atalanta, stanno coordinando gli sforzi per tutelare le rotte marittime, anche se attualmente non dispongono di asset direttamente nello Stretto di Hormuz.
Le dichiarazioni di Shekarchi e la situazione sul campo confermano come lo Stretto di Hormuz sia divenuto un nodo critico nella crisi in corso, con ripercussioni immediate sul commercio globale e sulle forniture energetiche.






