Washington, 13 gennaio 2026 – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato a parlare della situazione in Iran, ribadendo la sua promessa di un imminente sostegno ai manifestanti che da mesi si oppongono al regime teocratico. Durante un intervento a Detroit, Trump ha dichiarato che gli aiuti ai manifestanti in Iran arriveranno presto e ha avvertito che il governo iraniano “pagherà un prezzo molto alto” per la repressione violenta delle proteste.
Trump conferma il sostegno ai manifestanti in Iran
Nel corso del suo discorso, il presidente ha ricordato di aver sospeso tutti gli incontri con funzionari iraniani finché non termineranno le uccisioni di manifestanti pacifici. Le proteste, iniziate nel 2022 a seguito della morte di Mahsa Amini e proseguite anche nel 2023, sono state caratterizzate da una dura repressione da parte delle forze di sicurezza iraniane, con centinaia di vittime e numerosi arresti, come confermato da organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Interpellato sui dettagli dei supporti che gli Stati Uniti intendono fornire, Trump ha risposto in modo elusivo: “Dovrete capirlo voi da soli“, ha detto, rifiutandosi di specificare la natura degli aiuti. Parallelamente, fonti informate hanno riferito che il segretario di Stato Marco Rubio ha discusso in incontri riservati la possibilità di risposte non militari per sostenere i manifestanti iraniani, sottolineando un approccio cauto da parte dell’amministrazione americana.
La situazione e le reazioni internazionali
I disordini in Iran, iniziati come una protesta per la crisi economica e trasformatisi in un movimento di protesta di vasta portata contro il regime, hanno catturato una forte attenzione internazionale. Le autorità hanno risposto con una repressione brutale che ha visto l’uso di gas lacrimogeni, manganelli, spari e arresti arbitrari, anche di minorenni. Amnesty International e altre organizzazioni hanno denunciato torture e violenze sistematiche.
Trump ha inoltre espresso il proprio disappunto per l’incertezza sui numeri delle vittime, affermando: “Non so quanti sono stati uccisi, ma anche uno è troppo“. L’impegno statunitense sembra quindi orientato a una pressione crescente sul governo iraniano, con possibili interventi a sostegno della popolazione civile che lotta per i diritti e la libertà.






