Teheran, 14 gennaio 2026 – In Iran proseguono le tensioni legate alle proteste iniziate lo scorso 28 dicembre, causate dalla crisi economica che sta investendo il Paese. Oggi si sono svolti i funerali simultanei a Teheran e in altre province per i membri delle forze di sicurezza uccisi durante le manifestazioni, mentre emergono nuove notizie riguardo le azioni delle autorità nei confronti delle famiglie dei manifestanti deceduti.
Funerali delle forze di sicurezza e bilancio delle vittime
Le cerimonie funebri, trasmesse dalla televisione di Stato iraniana, hanno visto la partecipazione di centinaia di persone nelle strade di Teheran, Isfahan e Bushehr. I partecipanti hanno sventolato la bandiera della Repubblica Islamica e mostrato ritratti della Guida suprema Ali Khamenei, simbolo del regime teocratico che governa il Paese. L’evento segna un momento di forte mobilitazione ufficiale in un contesto di forte repressione.
Secondo l’agenzia degli attivisti per i diritti umani Hrana, il bilancio delle vittime delle proteste è drammatico: 147 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi, mentre tra i manifestanti le vittime accertate sono almeno 2.403, tra cui 12 minorenni. La tv di Stato ha inoltre riferito che nelle ultime 24 ore non si sono registrati disordini in nessuna città iraniana, in un Paese dove l’accesso a Internet è quasi completamente bloccato dall’8 gennaio.
Irruzione dei pasdaran nelle case delle famiglie dei manifestanti in Iran
Secondo quanto riferito da Iran International, emittente dei dissidenti iraniani con sede a Londra, le forze di sicurezza in borghese e i membri delle Guardie rivoluzionarie iraniane (Pasdaran) hanno condotto incursioni intimidatorie nelle abitazioni delle famiglie dei manifestanti uccisi nella parte est di Teheran. Le testimonianze parlano di spari, insulti e saccheggi durante queste irruzioni.
Le autorità avrebbero inoltre imposto alle famiglie di raccogliere i corpi delle vittime prima dell’alba e di procedere a sepolture rapide e private. È stata anche comunicata loro l’intenzione di addebitare i costi delle munizioni utilizzate durante le operazioni di repressione. Questi fatti si inseriscono in un quadro di crescente pressione e repressione interna da parte del regime, guidato dall’ayatollah Ali Khamenei, la massima autorità religiosa e politica in Iran.
La situazione resta quindi estremamente tesa, con un governo che continua a consolidare il proprio controllo attraverso misure severe e un’opposizione civile duramente colpita.






