New York, 8 aprile 2026 – L’Iran ha annunciato l’intenzione di richiedere il pagamento dei pedaggi in criptovalute per le petroliere che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio. La misura, resa nota da Hamid Hosseini, portavoce dell’Unione degli esportatori iraniani di petrolio, gas e prodotti petrolchimici, arriva in un contesto di tensioni e instabilità nella regione, segnata da una fragile tregua di due settimane tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Il pedaggio in criptovalute per il controllo dello Stretto di Hormuz
Secondo le dichiarazioni di Hosseini rilasciate al Financial Times, ogni petroliera dovrà inviare un’e-mail alle autorità iraniane specificando il proprio carico, dopo di che verrà indicato il pedaggio da pagare, fissato a un dollaro per barile di petrolio. Il pagamento dovrà avvenire in Bitcoin o altre criptovalute, modalità scelta per garantire transazioni non tracciabili e quindi immuni dalle sanzioni internazionali. L’Iran intende così monitorare e controllare attentamente ciò che attraversa lo stretto, per evitare il trasferimento di armi durante il cessate il fuoco in corso.
Questo sistema è già operativo: recentemente, una nave francese e una metaniera giapponese hanno ottenuto il permesso di transito, pagando il pedaggio richiesto. Tuttavia, la lista dei Paesi autorizzati a passare è selettiva e comprende soprattutto nazioni come Cina, Russia, India, Iraq e Pakistan. Le navi vuote possono transitare senza limitazioni.
Contesto geopolitico e strategia iraniana
Lo Stretto di Hormuz rappresenta un punto nevralgico per il commercio mondiale del petrolio, con il 20% del greggio mondiale che vi transita abitualmente. Dopo l’attacco statunitense-israeliano che ha colpito la leadership iraniana, Teheran mantiene il controllo dello stretto, utilizzandolo come leva geopolitica e finanziaria. Il pedaggio in criptovalute non solo garantisce entrate significative alle Guardie della Rivoluzione, ma rafforza anche il controllo iraniano in una fase di alta tensione e conflitto regionale.
Nonostante la tregua temporanea annunciata dagli Stati Uniti, con accordi su molti punti, la situazione rimane fragile. Israele continua le operazioni militari in Libano, mentre l’Iran minaccia ritorsioni per le violazioni del cessate il fuoco. Nel frattempo, i Paesi del Golfo sono divisi tra chi sostiene una linea dura contro Teheran e chi preferisce il dialogo, rendendo ancora più complessa la gestione del passaggio nello Stretto.
L’Europa e altre potenze internazionali stanno valutando iniziative per garantire la sicurezza nella navigazione dello Stretto di Hormuz, mentre le tensioni militari e politiche restano elevate, con il rischio di nuovi scontri e una possibile escalation nel Medio Oriente.






