Teheran, 2 aprile 2026 – Amirhossein Hatami, giovane manifestante arrestato durante le proteste di gennaio in Iran, è stato impiccato questa mattina, come riportato da Mizannews, il sito ufficiale della magistratura iraniana. La sua esecuzione segna un nuovo capitolo nella dura repressione del regime contro i dissidenti che hanno preso parte alle rivolte contro la Repubblica Islamica.
Le accuse contro Amirhossein Hatami
Secondo quanto riferito dalla magistratura, Hatami è stato condannato per aver fatto irruzione in un centro militare, danneggiandolo e incendiandolo insieme ad altri rivoltosi. Nelle sue confessioni, il giovane avrebbe ammesso di aver tentato di impossessarsi di armi dal centro con l’obiettivo di rovesciare il regime iraniano. Inoltre, è stato accusato di aver collaborato con Israele, Stati Uniti e gruppi dissidenti considerati ostili alla sicurezza nazionale, contribuendo a seminare paura e insicurezza nel Paese.
Almeno altre quattro persone coinvolte in questo caso sono state anch’esse condannate a morte e sono in attesa di esecuzione, secondo le fonti ufficiali.
Il contesto delle proteste e della repressione
Le esecuzioni si inseriscono in un contesto di tensione interna e internazionale che da settimane scuote l’Iran. Le proteste, iniziate a gennaio e duramente represse, hanno causato un bilancio di vittime che varia da 1.850, secondo l’ONG Hrana, a oltre 12.000 secondo fonti di opposizione. Il governo ha risposto con una repressione feroce, che include condanne a morte rapide e senza garanzie processuali, come denunciano attivisti e organizzazioni per i diritti umani.
In questo clima, il governo degli Stati Uniti ha espresso forte condanna per le esecuzioni, invitando i cittadini americani a lasciare immediatamente l’Iran. Il Dipartimento di Stato ha definito l’esecuzione di Hatami come un “atto malvagio” del regime, mentre la comunità internazionale continua a monitorare con preoccupazione l’evolversi della situazione nel Paese.
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