Teheran, 18 gennaio 2026 – Il bilancio delle vittime nelle proteste in Iran supera le 16.500 persone, secondo un nuovo rapporto realizzato da medici iraniani e riportato dal Sunday Times. Il documento, elaborato da una rete di professionisti sanitari attivi in prima linea, evidenzia una repressione violenta e sanguinosa con oltre 330.000 feriti.
La repressione delle proteste in Iran
Il rapporto medico sottolinea come la maggior parte delle vittime siano giovani sotto i 30 anni e che molte delle uccisioni sono avvenute in un arco temporale estremamente ristretto, concentrato in soli due giorni. Le forze di sicurezza iraniane, secondo i medici, hanno impiegato armi di livello militare, causando ferite gravi da arma da fuoco e da schegge a testa, collo e torace. Un dato particolarmente allarmante è l’elevato numero di lesioni oculari: almeno 700 persone hanno perso la vista a causa dell’uso di fucili da caccia e altre armi da fuoco.
I dati sono stati raccolti grazie al lavoro congiunto di personale medico di otto ospedali oculistici e 16 pronto soccorso distribuiti su tutto il territorio iraniano. Nonostante il blocco di Internet imposto dal regime, i medici sono riusciti a comunicare tramite la rete satellitare Starlink, vietata dalle autorità.
Il blackout di internet
Il regime iraniano ha imposto un blackout di Internet, che potrebbe proseguire fino al Nowruz, il Capodanno persiano del 20 marzo, limitando così la possibilità per i cittadini di comunicare e i media di riportare informazioni indipendenti sulla repressione. Le autorità stanno comunque valutando un ripristino graduale dell’accesso alla rete.
Nel frattempo, il portavoce della magistratura iraniana ha annunciato l’arresto di numerosi manifestanti, tra cui presunti membri del Mossad e “terroristi” secondo la versione ufficiale, mentre sono in corso indagini per identificare i leader delle sommosse. Le condanne potrebbero essere severe, con l’accusa di moharebeh, un reato grave secondo la sharia.
Il quadro che emerge è quello di una repressione senza precedenti nella storia recente dell’Iran, accompagnata da un blackout informativo e da una stretta autoritaria che alimenta la crisi umanitaria e politica nel paese.






