Teheran, 25 marzo 2026 – Nel contesto di una delle crisi più complesse e prolungate del Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno presentato un piano articolato in 15 punti, volto a porre fine all’attuale conflitto con l’Iran. La proposta, che include un cessate il fuoco di 30 giorni per avviare negoziati concreti, è stata consegnata tramite il Pakistan, mediatore nei colloqui indiretti tra Washington e Teheran. L’Iran avrebbe tuttavia respinto la proposta, dichiarando che gli Stati Uniti “sono così nei guai che negoziano da soli“, e avrebbe fatto una controproposta.
Il piano da 15 punti e le condizioni per la pace
Secondo quanto riportato dall’emittente israeliana Channel 12 e dal New York Times, il documento statunitense prevede la sospensione definitiva del programma di arricchimento dell’uranio iraniano, attualmente vicino al 60%, e lo smantellamento di impianti chiave come quelli di Natanz, Isfahan e Fordow. L’Iran dovrebbe consegnare tutto il materiale nucleare all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), garantendo l’accesso agli ispettori in ogni momento. In cambio, gli Stati Uniti si impegnano a rimuovere tutte le sanzioni economiche e a sostenere lo sviluppo di un programma nucleare civile, in particolare presso la centrale di Bushehr, potenziando così la produzione energetica legittima.
Il piano comprende inoltre la cessazione del sostegno iraniano alle milizie proxy nella regione, con l’impegno a mantenere libero e aperto lo Stretto di Hormuz, fondamentale per il 20% del traffico petrolifero mondiale. Secondo alcune fonti, Teheran starebbe infatti facendo pagare una sorta di pedaggio alle navi che vogliono transitare lo stretto. Per quanto riguarda il programma missilistico iraniano, il testo suggerisce limitazioni sul numero e la gittata dei vettori, con l’uso previsto esclusivamente per scopi difensivi.
I 15 punti
I 15 punti del piano di Trump:
Tensioni diplomatiche e militari nella regione
Nonostante l’apparente apertura di Washington verso una soluzione diplomatica, la tensione militare resta alta. Il Pentagono ha ordinato il dispiegamento della 82esima Divisione Aviotrasportata, un’unità d’élite specializzata in operazioni rapide e di combattimento, con circa 1.000 soldati pronti a essere inviati in Medio Oriente nei prossimi giorni. Questo rafforzamento militare rappresenta una misura precauzionale in vista di un’escalation o di una possibile operazione di terra.
Dal canto suo, Israele mantiene una posizione prudente e distaccata. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha espresso dubbi sulla bontà del piano, temendo che Washington possa accettare concessioni eccessive che limiterebbero la libertà d’azione militare israeliana contro l’Iran. Israele continua intanto gli attacchi mirati contro infrastrutture iraniane, come confermato dagli ultimi bombardamenti sulla zona di Teheran.






