New York, 19 marzo 2026 – Pete Hegseth, attuale Segretario della Difesa degli Stati Uniti, ha rilasciato dichiarazioni forti sul conflitto in Iran e sul ruolo dell’amministrazione Trump nel contrasto alle minacce provenienti da quella regione. Le sue parole arrivano in un contesto di tensione crescente e di allerta massima negli USA, con recenti avvistamenti di droni non identificati sopra una base militare di Washington.
Iran, Hegseth: “Combattiamo per vincere, ringraziate Trump”
Durante un intervento a New York, Pete Hegseth ha sottolineato come l’Iran abbia rappresentato una minaccia per gli interessi americani per ben 47 anni, definendo “ingrati” gli alleati europei che, a suo avviso, dovrebbero invece esprimere gratitudine al presidente Donald Trump. “L’Europa dovrebbe dire solo una cosa a Trump: grazie”, ha affermato con fermezza.
Il Segretario della Difesa ha poi ribadito l’impegno statunitense nel conflitto: “Stiamo combattendo per vincere, e stiamo vincendo. Finiremo il lavoro e onoreremo il sacrificio dei soldati caduti nelle guerre in Iran”, ha dichiarato, respingendo al mittente le critiche di alcuni media che dipingono la situazione come una “guerra senza fine”. “Non stiamo precipitando in un abisso o in un pantano, stiamo vincendo in modo deciso e nei nostri termini”, ha aggiunto.
Allerta massima dopo avvistamenti di droni non identificati
La tensione è aumentata ulteriormente dopo che il Washington Post ha riportato la presenza di droni non identificati sorvolare la base militare di Fort Lesley J. McNair, dove risiedono lo stesso Pete Hegseth e il Segretario di Stato Marco Rubio. Le autorità hanno intensificato la sorveglianza e adottato misure di sicurezza straordinarie, in considerazione dell’attuale contesto di guerra in Iran.
L’incidente ha richiesto un incontro urgente alla Casa Bianca per definire la risposta più adeguata. L’origine dei droni non è ancora stata accertata, ma la situazione rimane sotto stretta osservazione da parte delle forze di sicurezza americane.
Le accuse di Hegseth a Biden sulle scorte di armi
Pete Hegseth, segretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha lanciato dure accuse contro l’amministrazione Biden, sostenendo che le scorte di armi americane siano ormai esaurite a causa del massiccio invio di mezzi e munizioni all’Ucraina. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi, Hegseth ha inoltre denunciato l’ideologia messianica violenta esportata dall’Iran, che secondo lui mira a un epilogo apocalittico, mentre ha elogiato Israele come un partner militare affidabile fin dal primo giorno del conflitto.
Il capo del Pentagono ha sottolineato che gli USA sono chiamati a garantire risorse sufficienti per continuare la lotta contro le forze ostili, affermando: “Servono soldi per uccidere i cattivi“. Hegseth ha annunciato che si rivolgerà al Congresso per ottenere i finanziamenti necessari, in riferimento alle indiscrezioni su una possibile richiesta di 200 miliardi di dollari per sostenere la guerra. Sulla durata del conflitto, il segretario ha evitato di fissare una tempistica, precisando che sarà il presidente a stabilire quando gli obiettivi saranno raggiunti, ribadendo che “la migliore difesa è l’attacco e non abbiamo paura di uccidere“.
Le accuse di Hegseth trovano eco in rapporti recenti che evidenziano come le campagne militari in Medio Oriente e il sostegno a Ucraina e Israele abbiano rapidamente consumato le scorte di missili Patriot, THAAD e Tomahawk. Nonostante le rassicurazioni sulla capacità produttiva degli stabilimenti americani, fonti del Pentagono e del Congresso ammettono l’urgenza nel rifornire le forze armate per far fronte al crescente fabbisogno.
La situazione delle munizioni e la resilienza iraniana
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e da altri media, l’esaurimento delle munizioni chiave rappresenta un problema serio per gli USA e i loro alleati. Le scorte di missili antimissile sono state particolarmente sollecitate dal supporto a Ucraina e Israele, nonché dalle operazioni contro gli Houthi e l’Iran. L’industria della difesa sta accelerando la produzione, ma il ritmo resta inferiore rispetto ai consumi attuali.
Nel frattempo, l’Iran continua a dimostrare una notevole resilienza, con un arsenale stimato di circa 2.500 missili balistici e una produzione mensile di circa 100 unità. Gli attacchi a basi americane e israeliane nella regione, supportati da droni e missili, indicano una strategia di saturazione dei sistemi di difesa aerea nemici, complicando ulteriormente il contesto militare per gli USA e i loro alleati.






