Washington, 13 gennaio 2026 – Un incontro segreto ad alto livello tra l’opposizione dell’Iran e l’amministrazione statunitense ha segnato un possibile cambio di strategia nella gestione delle proteste in Iran, in corso ormai da due settimane. A Washington, l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha incontrato in gran riservatezza Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià d’Iran, per discutere sulle crescenti tensioni nel paese persiano.
L’incontro tra Steve Witkoff e Reza Pahlavi per il futuro dell’Iran
Secondo fonti ufficiali statunitensi riportate da Axios, Steve Witkoff, noto imprenditore e diplomatico scelto dall’amministrazione Trump per i dossier mediorientali, ha avuto un colloquio durato diverse ore con Reza Pahlavi, leader in esilio di una fazione dell’opposizione iraniana. Pahlavi, che risiede negli Stati Uniti e si è più volte fatto portavoce delle richieste di sostegno alle proteste anti-regime, si è posizionato come possibile leader transitorio nel caso di un crollo della Repubblica Islamica.
Il contesto politico è segnato da una crescente popolarità di Pahlavi tra i manifestanti: durante le proteste nelle principali città iraniane, si sentono spesso cori che inneggiano al suo nome, un fenomeno che ha sorpreso l’amministrazione Trump, inizialmente scettica sulla rilevanza politica dell’ex principe ereditario.
La figura di Reza Pahlavi e il suo ruolo nell’opposizione
Figlio di Mohammad Reza Pahlavi, scià deposto nel 1979 durante la rivoluzione islamica, Reza Pahlavi ha vissuto in esilio negli Stati Uniti, dove ha studiato scienze politiche e ha tentato più volte di assumere un ruolo guida nell’opposizione anti-regime. Negli ultimi anni, e soprattutto nel corso delle recenti proteste, ha chiamato apertamente a una transizione pacifica, escludendo il ritorno della monarchia e puntando su elezioni libere e diritti civili.
Sondaggi condotti negli ultimi anni, inclusi quelli di novembre 2025, indicano un sostegno di circa un terzo della popolazione iraniana a Pahlavi, una percentuale più alta rispetto ad altri esponenti dell’opposizione, anche se altrettanto significativa è la quota di oppositori. La sua posizione ambigua tra sostenitori e detrattori riflette il complesso panorama politico iraniano e le divisioni storiche legate alla dinastia Pahlavi.
L’incontro tra Witkoff e Pahlavi rappresenta un segnale chiaro di un possibile sostegno statunitense a un eventuale regime change in Iran, con l’ex principe che si propone come alternativa di governo in una fase di transizione politica. Tuttavia, rimane da vedere come questa strategia influenzerà gli sviluppi sul terreno e le dinamiche interne al paese.






