L’Iran è nel mezzo di una delle ondate di proteste più intense degli ultimi decenni. Le manifestazioni, iniziate alla fine di dicembre 2025 per l’aggravarsi della crisi economica — con inflazione sopra il 40 %, svalutazione record della moneta e aumento vertiginoso dei prezzi di beni di prima necessità — si sono rapidamente trasformate in un movimento più ampio di opposizione al regime guidato dal Leader Supremo, Ayatollah Ali Khamenei. Ma come siamo arrivati a questo punto di svolta?
Dilagano le proteste in Iran: cosa sta accadendo?
Le proteste hanno superato i confini economici originari, con slogan contro l’intera struttura di potere e richieste di cambiamento politico radicale. In molte piazze si è sentito anche il coro “This is the final battle, Pahlavi will return”, che richiama la figura di Reza Pahlavi, erede dell’ultimo scià deposto nel 1979, come simbolo di un possibile cambiamento di regime.

Il governo ha reagito con un blackout quasi totale di internet e delle comunicazioni per ostacolare l’organizzazione delle proteste e limitare la diffusione di informazioni, mentre le forze di sicurezza hanno utilizzato la violenza per reprimerle. Secondo varie fonti e attivisti, il bilancio delle vittime è molto alto — oltre 2.000 morti — e migliaia di persone sono state arrestate
Le origini della Rivoluzione Islamica (1978-1979)
Negli anni prima del 1979, l’Iran era governato dal Re Shah Mohammad Reza Pahlavi, alleato degli Stati Uniti e impegnato in un ambizioso programma di modernizzazione e “occidentalizzazione”. Nonostante alcuni progressi economici, molte politiche del regime alimentarono corruzione, disuguaglianze sociali e repressione politica, con un potente servizio di intelligence (SAVAK) che soffocava il dissenso.
Nel 1978 ampie proteste popolari presero piede contro il regime: scioperi, manifestazioni e scontri con le forze di sicurezza paralizzarono il paese. L’8 settembre di quell’anno si verificò il cosiddetto “Venerdì Nero”, quando la risposta violenta alle proteste aumentò radicalmente la mobilitazione.
L’ayatollah Ruhollah Khomeini, esule da anni a causa delle sue critiche al regime, divenne la figura di riferimento dell’opposizione. Il 1° febbraio 1979 fece rientro in Iran accolto da milioni di persone, e poche settimane dopo la monarchia crollò: lo Shah lasciò il paese definitivamente.
L’instaurazione della Repubblica Islamica in Iran
Con il successo della rivoluzione, l’Iran fu trasformato in una Repubblica Islamica, basata sul principio della velāyat-e faqīh, cioè la “tutela del giurisperito”, che attribuiva al religioso più autorevole (poi chiamato Leader Supremo) l’autorità politica e religiosa massima.
Khomeini divenne la prima guida suprema e da quel momento la macchina statale fu riorganizzata attorno a istituzioni religiose e alla netta separazione dall’influenza occidentale. Anche alle donne e alle minoranze furono imposti nuovi limiti nei diritti civili e sociali, in stretta osservanza alle interpretazioni della legge islamica.
Nel novembre 1979, studenti iraniani presero in ostaggio l’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran per oltre un anno, un episodio che segnò il profondo deterioramento dei rapporti tra Teheran e Washington e che resta simbolico dell’ostilità internazionale verso il nuovo regime.
Gli Ayatollah al potere e la loro evoluzione
Dopo Khomeini, il ruolo di Leader Supremo fu assunto da Ali Khamenei nel 1989. Per decenni, la Repubblica Islamica ha mantenuto una struttura politica in cui il potere reale è concentrato negli apparati religiosi e di sicurezza (come i Guardiani della Rivoluzione), spesso improntati a ideologie conservatrici e nazionalistiche.

Nel corso degli anni, il sistema ha affrontato crisi interne periodiche: proteste di massa nel 1999, nel 2009 (movimento “Verde”), nel 2019 e nel 2022, spesso guidate da studenti, donne e lavoratori contro la repressione e le difficoltà economiche.
Come siamo arrivati alla situazione attuale
Le attuali proteste del 2025-2026 possono essere viste come l’espressione di un malcontento che si è accumulato nei decenni: crisi economica, disaffezione verso la leadership religiosa e desiderio di maggiore libertà politica. Contrariamente alla rivoluzione del 1979, che travolse la monarchia, ora non esiste un unico leader carismatico all’interno del paese e molte delle rivendicazioni sono centrate su miglioramenti economici, diritti civili e fine della corruzione.
Alcuni manifestanti evocano il ritorno della monarchia o guardano alla figura di Reza Pahlavi come simbolo dell’alternativa alla teocrazia attuale, ma questa proposta resta controversa e minoritaria rispetto alle richieste più generali di riforma o ricostruzione politica.
Una storia che torna al presente
La rivoluzione del 1979 fu un punto di svolta epocale che trasformò l’Iran in una teocrazia autoritaria. Oggi, quasi cinquant’anni dopo, l’Iran è scosso da una nuova ondata di protesta che mette in discussione lo stesso sistema che quella rivoluzione ha generato. La gravità della crisi economica, l’ampiezza delle richieste di cambiamento e l’atteggiamento repressivo delle autorità suggeriscono che il paese stia vivendo una delle sue fasi più turbolente dal 1979. Tuttavia, se e come l’ordine politico attuale potrà cambiare resta incerto, e dipenderà dall’equilibrio tra la determinazione popolare, la capacità del regime di mantenere il controllo e le dinamiche internazionali che circondano Teheran.






