Teheran, 5 gennaio 2026 – Proseguono in Iran le proteste che hanno ormai raggiunto il nono giorno consecutivo, con un bilancio di almeno 20 morti e la diffusione degli scontri in centinaia di città e villaggi. Nel tentativo di contenere le manifestazioni, il governo di Teheran ha imposto un blackout parziale di internet, con forti limitazioni soprattutto nella capitale e nel Gran Bazar.
Iran: proteste diffuse e repressione nelle città
Secondo quanto riportato da Iran International, media d’opposizione basato a Londra, e dall’agenzia attivista per i diritti umani Hrana, almeno 19 manifestanti e un membro delle forze di sicurezza sono stati uccisi nei vari scontri che hanno coinvolto finora 222 località in tutto il Paese, con raduni segnalati in 78 città e 26 province. Le proteste, iniziate nei “bazaari” di Teheran e di altre città come Karaj, Kazerun e Bandar Genaveh, si sono estese rapidamente, portando all’adesione di negozianti e lavoratori in sciopero.
La polizia ha risposto con cariche e lancio di gas lacrimogeni, arrestando numerosi manifestanti e negozianti, soprattutto nei mercati più importanti come il Gran Bazar, Amirkabir e il Bazar del ferro. I manifestanti hanno intonato slogan contro il regime, tra cui “Abbasso il dittatore” e invocazioni a favore di Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto.
Blackout internet e restrizioni per motivi di sicurezza
Nel cuore delle proteste, il governo ha disposto interruzioni e limitazioni dell’accesso a internet e alla rete cellulare, con un blackout concentrato soprattutto nelle zone del Gran Bazar di Teheran, dove si sono registrati scioperi e manifestazioni di massa. Il ministro delle Telecomunicazioni, Sattar Hashemi, ha motivato la decisione affermando che si tratta di una misura necessaria per ragioni di sicurezza legate alle proteste in corso.
Questa restrizione non ha solo un impatto sulla comunicazione, ma comporta gravi danni economici per le professioni colpite, in particolare per i commercianti e gli artigiani dei mercati tradizionali, già provati dalla difficile situazione economica e dalle sanzioni internazionali. Nel frattempo, la tensione resta alta e la repressione non accenna a diminuire, mentre la popolazione continua a manifestare contro l’inflazione, il caro vita e la gestione politica del Paese.






