Secondo un’inchiesta del sito Axios, Stati Uniti e Israele avevano programmato un attacco contro l’Iran con una settimana di anticipo rispetto alla data effettiva, ma l’operazione è stata posticipata per motivi legati a esigenze operative e di intelligence. Il rinvio ha offerto al presidente statunitense Donald Trump un’ulteriore settimana per valutare l’opzione diplomatica, che era in corso da quasi due mesi, e ha conferito maggiore rilievo agli ultimi negoziati sul nucleare a Ginevra, dove l’Iran ha potuto tentare un’intesa finale.
Il ruolo dei colloqui di Ginevra e le strategie diplomatiche di Iran e USA
Un funzionario israeliano ha dichiarato che i colloqui erano volti principalmente a dilatare i tempi fino alla nuova data prevista per l’attacco, mantenendo viva la percezione diplomatica presso Teheran. Tuttavia, un secondo funzionario israeliano ha ribadito che le trattative erano reali e che, qualora fossero emersi progressi significativi, Trump avrebbe potuto ulteriormente rinviare l’azione militare. Anche fonti statunitensi hanno smentito che i negoziati fossero un semplice stratagemma.
Durante le trattative, gli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff hanno presentato una proposta che prevedeva una moratoria decennale sull’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, accompagnata dalla fornitura gratuita di combustibile nucleare per scopi civili. Nonostante la fermezza del team di Trump, pronto a ricorrere alla forza militare in caso di rifiuto, l’offerta è stata respinta da Teheran.
La decisione di Trump e l’escalation del conflitto
Dopo il rifiuto iraniano, Kushner e Witkoff hanno riferito a Trump, che ha dato il via libera all’operazione militare. L’attacco rappresenta una scelta cruciale nel delicato equilibrio tra diplomazia e guerra, strategia che si è evoluta in un contesto di crescenti tensioni tra i due Paesi.
Questa rivelazione si inserisce in un quadro di conflitto sempre più acceso, con Israele che ha intensificato i raid contro infrastrutture militari e nucleari iraniane, mentre l’Iran ha risposto con attacchi missilistici e il lancio di droni suicidi contro obiettivi israeliani, alimentando un’escalation che coinvolge anche gli Stati Uniti in prima linea.






