Teheran, 30 gennaio 2026 – Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane ha reagito con fermezza alla recente decisione dell’Unione Europea di inserire le Guardie Rivoluzionarie (pasdaran) nella lista delle organizzazioni terroristiche, definendo la mossa come un atto “ostile e provocatorio” le cui conseguenze ricadranno direttamente sui responsabili politici europei.
La dura condanna dello Stato Maggiore
In una dichiarazione ufficiale, lo Stato Maggiore ha espresso una netta condanna verso la designazione, definendola un’azione “irrazionale, irresponsabile e detestabile”. Secondo il comunicato, questa scelta riflette una profonda ostilità e risentimento dei leader dell’Ue nei confronti dell’Iran, delle sue forze armate e della sua sicurezza nazionale, e sarebbe stata intrapresa in “obbedienza alle politiche egemoniche e disumane degli Stati Uniti e del regime sionista di Israele”.
Lo Stato Maggiore ha ribadito che il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica è da sempre un ente legale e potente, nato dal popolo e radicato negli ideali della Rivoluzione Islamica, impegnato nella lotta contro il terrorismo di Stato statunitense e israeliano, e nel contrasto a gruppi come lo Stato Islamico (Is) e i Mojahedin del Popolo. La dichiarazione ha inoltre sottolineato che tale decisione europea contribuisce a “sostenere, rafforzare, espandere e legittimare il terrorismo nel mondo e nella regione”.
Parallelamente, il Ministero degli Esteri iraniano ha definito la misura dell’Ue “illegale, provocatoria e ipocrita”, sottolineando che gli europei dovrebbero essere ritenuti responsabili di un provvedimento che mira a compiacere Israele e i suoi alleati negli Stati Uniti.
Tensioni crescenti tra Iran, Israele e Stati Uniti
La decisione europea si inserisce in un contesto di alta tensione nella regione mediorientale. Negli ultimi mesi, si sono intensificati gli scontri tra Iran e Israele, culminati in una massiccia offensiva missilistica iraniana contro il territorio israeliano, con lanci di oltre 150 missili secondo le forze di difesa israeliane (Idf). Gli attacchi hanno causato danni ingenti, tra cui la distruzione dell’aeroporto di Tabriz e colpi gravissimi a Natanz, importante sito nucleare iraniano. Tra le vittime di questi attacchi figurano il consigliere politico della Guida Suprema Ali Khamenei, il capo di stato maggiore iraniano e alcuni scienziati.
Da parte sua, Israele ha effettuato oltre 200 attacchi mirati contro obiettivi iraniani, in quella che è stata definita “una delle più grandi operazioni militari della storia” dal premier Benjamin Netanyahu. Il leader israeliano ha inoltre lanciato un appello agli iraniani affinché si uniscano contro il “regime malvagio e oppressivo” della Repubblica Islamica.
Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha ricevuto una serie di opzioni militari per colpire ulteriormente il programma nucleare e missilistico iraniano, inclusa la possibilità di missioni segrete di commando per danneggiare infrastrutture critiche. Tuttavia, Trump non ha ancora autorizzato alcuna azione militare, mantenendo aperta la porta a una soluzione diplomatica.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione per l’escalation, sottolineando la necessità di evitare un conflitto che potrebbe avere “enormi conseguenze globali” e incoraggiando la prosecuzione dei negoziati diplomatici tra Iran e Stati Uniti.
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