Teheran, 13 gennaio 2026 – Cresce la tensione in Iran dove le proteste antigovernative, ormai alla terza settimana, continuano a provocare violenze e repressioni feroci da parte delle forze di sicurezza. In questo scenario drammatico, gli Stati Uniti hanno lanciato un appello urgente ai propri cittadini presenti nel Paese, invitandoli a lasciare immediatamente l’Iran a causa dei crescenti rischi per la loro sicurezza. Parallelamente, il presidente americano Donald Trump sta valutando una vasta gamma di opzioni per rispondere alla crisi, inclusa la possibilità di un intervento militare o di attacchi mirati contro obiettivi strategici iraniani.
L’appello di Washington ai cittadini americani in Iran
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, attraverso l’Ambasciata virtuale di Teheran, ha diffuso un avviso ufficiale rivolto ai cittadini statunitensi presenti in Iran. L’invito è chiaro: lasciare il territorio iraniano immediatamente. La motivazione è legata all’inasprimento delle proteste diffuse in tutto il Paese, accompagnate da violenze e da un severo blocco delle comunicazioni, in particolare di internet. Gli Stati Uniti non dispongono di una rappresentanza diplomatica in Iran; l’ambasciata svizzera a Teheran si occupa solo di servizi di emergenza, mentre l’assistenza consolare ordinaria è praticamente assente. Inoltre, i cittadini americani con doppia cittadinanza e detenuti ricevono raramente assistenza dall’esterno, aumentando così il livello di vulnerabilità.
Le opzioni militari sul tavolo di Donald Trump
Secondo quanto riportato dal New York Times, il Pentagono ha presentato al presidente Trump un ventaglio di opzioni più ampio rispetto a quanto precedentemente noto. Queste includono attacchi contro il programma nucleare iraniano, che andrebbero oltre i raid aerei effettuati lo scorso giugno, e i siti di lancio di missili balistici. Tuttavia, le opzioni più probabili sembrano essere un attacco informatico o un intervento contro l’apparato di sicurezza interno iraniano, direttamente responsabile dell’uso della forza letale contro i manifestanti. È previsto che il presidente venga aggiornato ufficialmente sulle varie strategie nelle prossime ore. Qualsiasi azione militare comporterebbe un rischio elevato di rappresaglie da parte di Teheran, con possibili gravi ripercussioni a livello regionale.
Intanto, il drammatico bilancio delle proteste in Iran cresce di giorno in giorno. Organizzazioni non governative stimano oltre 2.000 morti e quasi 11.000 arresti, mentre i video che mostrano corpi ammassati negli ospedali e sacchi neri davanti agli obitori si moltiplicano, testimoniando la gravità della repressione. Le manifestazioni continuano nonostante la censura e il blocco delle comunicazioni, con gli attivisti che cercano di aggirare il blackout utilizzando reti satellitari come Starlink per diffondere informazioni e chiedere aiuto al mondo esterno.






