Teheran, 14 febbraio 2026 – L’Unione Europea è chiamata a rivedere il proprio approccio nei confronti dell’Iran, in particolare riguardo alla recente decisione di inserire le Guardie Rivoluzionarie nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. A pronunciarsi è stato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha espresso critiche anche per quella che ha definito l’“inappropriata indifferenza” del blocco europeo nei confronti del genocidio attribuito al regime sionista a Gaza e degli altri crimini nella regione.
Il dialogo tra Iran e Cipro: sostegno alla ripresa dei colloqui nucleari
La posizione di Araghchi è stata resa nota durante una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri cipriota, Constantinos Kombos, svoltasi ieri sera. Nel corso del colloquio, il diplomatico cipriota ha accolto con favore la ripresa dei negoziati sul nucleare tra Iran e USA, sottolineando la disponibilità di Cipro a sostenere il processo di dialogo.
Questo scambio avviene in un contesto di tensioni crescenti nella regione mediorientale, dove il conflitto tra Iran e Israele si è intensificato con attacchi mirati alle infrastrutture nucleari iraniane e risposte missilistiche.

Contesto regionale e posizione europea
Il richiamo di Araghchi arriva mentre la situazione nel Medio Oriente resta estremamente volatile, con USA e Israele impegnati in una campagna militare per limitare il programma nucleare iraniano, e l’Iran che minaccia ritorsioni contro obiettivi americani e israeliani nella regione. In questo scenario, le posizioni europee sono sotto osservazione, soprattutto in relazione alla linea adottata dall’UE verso l’Iran e alla gestione del conflitto israelo-palestinese.
La richiesta del ministro degli Esteri iraniano evidenzia la necessità di una revisione della politica europea, per evitare un approccio che Teheran considera controproducente e per promuovere un clima favorevole alla pace e alla stabilità regionale. Dalla capitale iraniana, dunque, un appello a Bruxelles affinché prenda in considerazione le conseguenze delle sue scelte diplomatiche e strategiche.






