Washington, 20 febbraio 2026 – La FIFA, rappresentata dal suo presidente Gianni Infantino, ha preso parte al recente incontro del Board of Peace promosso dall’amministrazione Trump per la ricostruzione della Striscia di Gaza. Nel corso della riunione, svoltasi il 19 febbraio nella capitale statunitense, è stato annunciato un impegno finanziario di 75 milioni di dollari destinati a progetti infrastrutturali sportivi nell’area palestinese, duramente colpita dai conflitti recenti.
Il ruolo della FIFA nel progetto di ricostruzione di Gaza
La presenza di Infantino al tavolo negoziale, particolarmente insolita in un contesto politico e diplomatico, è stata giustificata dallo stesso ex presidente americano Donald Trump, che ha sottolineato il legame personale e professionale con il leader del calcio mondiale. Trump ha infatti dichiarato che la FIFA raccoglierà fondi per la costruzione e la riqualificazione di stadi e impianti sportivi a Gaza, dove molte strutture sono state distrutte o gravemente danneggiate durante le operazioni militari.
Secondo le informazioni rese note, il progetto prevede la realizzazione di un nuovo stadio nazionale con una capienza di 20.000 posti, che sostituirà l’attuale stadio Yarmouk, attualmente utilizzato come campo profughi. A questa infrastruttura principale si affiancheranno la costruzione di altri cinque campi regolamentari, 50 campetti legati alla iniziativa FIFA Arena e una scuola calcio di ultima generazione, pensata per la formazione giovanile e lo sviluppo del talento locale.
Un legame controverso tra Infantino e Trump
La collaborazione tra Gianni Infantino e Donald Trump ha radici che risalgono a più di un anno fa, quando il presidente statunitense aveva invitato il presidente FIFA alla sua cerimonia d’insediamento, evento che aveva destato non poco scalpore per il contrasto con la natura apolitica e neutrale dello sport. Nel dicembre 2025, durante il sorteggio dei gironi del Mondiale, Infantino ha consegnato a Trump il primo FIFA Peace Prize, istituito proprio quell’anno per premiare iniziative e personalità che promuovono la pace nel mondo attraverso il calcio. Il riconoscimento, tuttavia, è stato oggetto di critiche da parte di organizzazioni umanitarie e attivisti, che hanno definito il premio una sorta di risarcimento simbolico dopo la mancata assegnazione a Trump del Nobel per la Pace.
Trump ha più volte espresso apprezzamento per il premio, sottolineando in pubblico questo riconoscimento come un segno di intelligenza e lungimiranza da parte di Infantino. Inoltre, gli Stati Uniti hanno ospitato, nell’estate 2025, la prima edizione del nuovo Mondiale per Club organizzato dalla FIFA, e saranno co-organizzatori insieme a Canada e Messico del prossimo Campionato Mondiale di calcio maschile, che si terrà nel 2026.
Questioni aperte e controversie
Nonostante l’annuncio dei 75 milioni di dollari, non è ancora chiaro il meccanismo attraverso il quale la FIFA intende raccogliere queste risorse, considerando la sua natura di organizzazione senza scopo di lucro. In passato, la federazione internazionale aveva già supportato progetti sportivi a Gaza, ma sempre in collaborazione con la Federcalcio palestinese (PFA). Stavolta, invece, le autorità palestinesi non risultano ufficialmente coinvolte nel progetto promosso dall’amministrazione Trump, suscitando dubbi e perplessità sull’effettiva trasparenza e inclusività dell’iniziativa.
Parallelamente, la FIFA continua a essere al centro di accuse da parte di gruppi pro-Palestina, che le contestano un presunto sostegno indiretto alle politiche israeliane nella regione, ritenute in violazione di diversi articoli dello statuto dell’organizzazione sportiva. Pochi giorni fa, un dossier è stato depositato alla Corte penale internazionale, con l’accusa di complicità in crimini di guerra nei confronti di Infantino e del presidente UEFA Aleksander Čeferin.
Il coinvolgimento della FIFA nel Board of Peace rappresenta quindi un tentativo di Infantino di dimostrare un impegno concreto e positivo verso la causa palestinese, ma al tempo stesso solleva interrogativi sul rispetto del principio di neutralità che dovrebbe caratterizzare il mondo dello sport e le sue istituzioni.






