Ginevra, 23 gennaio 2026 – Nel contesto dell’attuale scenario geopolitico, la Striscia di Gaza si conferma al centro dell’attenzione internazionale, non solo per la sua complessa situazione politica ma anche per le iniziative legate alla sua ricostruzione e al futuro sviluppo. A Davos, durante il Forum Economico Mondiale, si è tenuta una cerimonia di grande rilievo, con la firma dello Statuto del Board of Peace per Gaza, un consiglio di pace promosso dal presidente americano Donald Trump, che ha assunto nuovamente la carica presidenziale nel gennaio 2025.
La visione di Donald Trump per Gaza e il Board of Peace
Donald Trump, forte della sua esperienza nel settore immobiliare e della sua nuova presidenza, ha dichiarato che la Striscia di Gaza rappresenta un “bel pezzo di proprietà” con un potenziale da trasformare in oro. Con la fondazione del Board of Peace, Trump ha inteso creare un organismo internazionale volto a coordinare gli sforzi per la pace e lo sviluppo nell’area, includendo venti Paesi interessati a partecipare. Tra questi, spiccano adesioni importanti come quelle di Israele con il premier Benjamin Netanyahu e della Russia con il presidente Vladimir Putin, che ha accettato di entrare nel consiglio su invito di Trump. Tuttavia, l’Italia, per motivi legati a vincoli costituzionali, ha deciso di non aderire al consiglio per il momento, mentre la Francia mantiene una posizione di diffidenza nei confronti dell’iniziativa.
In questo contesto, Trump ha sottolineato che “tutti vogliono aderire” al Board, ma la realtà geopolitica rimane complessa, con la posizione di alcuni Paesi ancora incerta o contraria. La creazione di questo organismo rappresenta un tentativo ambizioso di combinare diplomazia e investimenti economici, puntando a una soluzione che trascenda la tradizionale politica basata sulla storia e le tensioni.

Jared Kushner: l’uomo chiave del rilancio economico e diplomatico
Al fianco di Trump, figura centrale è l’imprenditore e consigliere senior Jared Kushner, genero dell’ex presidente e uomo di fiducia con una profonda esperienza nel settore immobiliare e nelle relazioni mediorientali. Dopo un periodo di allontanamento dalla politica attiva, Kushner è tornato protagonista nella gestione dei dossier internazionali più delicati, in particolare quelli riguardanti Gaza e la pace in Medio Oriente.
Kushner ha promosso un approccio innovativo: “Non parlate di storia, solo di affari“, è il mantra che ripete ai suoi interlocutori, puntando a trasformare conflitti secolari in opportunità economiche condivise. Grazie ai fondi di investimento come Affinity Partners, che ha attratto capitali da governi sauditi e qatarioti, Kushner ha creato un ecosistema finanziario che agisce da collante tra interessi economici e stabilità politica.
Nel 2025, Kushner è stato coinvolto nelle trattative per il cessate il fuoco a Gaza, collaborando con altri imprenditori e negoziatori come Steve Witkoff, e ha anche giocato un ruolo fondamentale nel tentativo di mediazione tra Russia e Ucraina, presentando a Volodymyr Zelensky un piano negoziato con emissari di Mosca. Il suo ruolo è stato definito da Trump stesso come imprescindibile: “Quando ho avuto bisogno della sua intelligenza, l’ho chiamato“.

Il nuovo scenario geopolitico e le sfide per la pace a Gaza
L’iniziativa del Board of Peace si inserisce in un quadro internazionale caratterizzato da forti tensioni ma anche da una crescente consapevolezza della necessità di soluzioni innovative. L’influenza economica e politica di figure come Trump e Kushner dimostra come il connubio tra affari e diplomazia possa rappresentare un modello alternativo, seppur controverso, di gestione dei conflitti.
Le critiche al conflitto di interessi di Kushner non mancano, ma molti analisti sottolineano come proprio questo intreccio di interessi possa rivelarsi un incentivo pragmatico per il cessate il fuoco e la ricostruzione. In un’area dove le ragioni storiche pesano ancora moltissimo, la proposta di un futuro improntato alla cooperazione economica rappresenta un tentativo di rottura con il passato.
L’Italia, pur non aderendo ufficialmente al Board, continua a monitorare con attenzione l’evoluzione della situazione, mentre i negoziati internazionali proseguono tra speranze e resistenze. Gazà rimane dunque un terreno cruciale per il futuro della pace in Medio Oriente, dove nuove strategie politiche e finanziarie cercano di farsi strada tra le difficoltà di una regione in continua trasformazione.






