Strasburgo, 22 gennaio 2026 – Il Parlamento europeo ha respinto ieri la mozione di sfiducia nei confronti della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con un pronunciamento nettamente contrario: 390 voti contro, 165 a favore e 10 astenuti. La mozione, avanzata dal gruppo dei Patrioti per l’Europa – che include la Lega italiana, il partito ungherese Fidesz guidato da Viktor Orbán e il Rassemblement National di Marine Le Pen – chiedeva le dimissioni della Commissione e della sua presidente in seguito alla controversa firma dell’accordo commerciale UE-Mercosur.
Il contesto della mozione di sfiducia
La proposta di sfiducia si inserisce in un quadro politico complesso, segnato da crescenti tensioni tra alcune forze euroscettiche e l’esecutivo comunitario. La mozione, redatta dal francese Thierry Mariani, esponente del Rassemblement National, ha raccolto 104 firme di eurodeputati, numero che ha portato alla discussione plenaria e al voto in Aula. Gli uffici del Parlamento europeo hanno verificato la validità delle firme e hanno organizzato il dibattito, che si è concluso con il rigetto della mozione.
L’accordo UE-Mercosur è al centro delle critiche per le sue implicazioni ambientali e commerciali, nonché per il timore che possa danneggiare alcuni settori produttivi europei. Tuttavia, la maggioranza degli eurodeputati ha ritenuto che non fossero sussistenti le condizioni per una sfiducia nei confronti della presidente von der Leyen e della sua Commissione.
Von der Leyen e il suo ruolo alla guida della Commissione
Ursula von der Leyen, in carica dal 1º dicembre 2019 e riconfermata nel 2024, ha guidato la Commissione europea con un’agenda che ha posto al centro la transizione energetica, la sovranità economica e l’innovazione tecnologica. La sua presidenza è stata caratterizzata da sfide quali la pandemia di COVID-19 e la gestione di politiche commerciali complesse come quella con il Mercosur.
Von der Leyen, già ministro della Difesa tedesca e figura di spicco della CDU, ha dovuto affrontare diverse mozioni di sfiducia nel corso del suo mandato, quattro in meno di sei mesi, segnale delle tensioni politiche in seno all’Eurocamera. Nonostante ciò, la sua leadership ha ottenuto un ampio sostegno, come confermato dal voto odierno.
Il rifiuto della mozione di sfiducia segna dunque un ulteriore sostegno istituzionale alla presidente della Commissione, permettendole di proseguire nell’attuazione delle politiche europee, incluso il difficile negoziato e la gestione degli accordi commerciali internazionali controversi.






