Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato con fermezza il governo britannico guidato dal premier Keir Starmer, accusandolo di aver messo seriamente a rischio il diritto di manifestare nel Regno Unito. Secondo il rapporto intitolato Silencing the Streets, l’esecutivo laburista avrebbe non solo mantenuto norme restrittive ereditate dai governi conservatori precedenti, ma introdotto nuove misure volte a reprimere i manifestanti pacifici, in un clima che l’ong definisce simile a quello di regimi autoritari.
Misure repressive e arresti di manifestanti pacifici: l’allarme di Human Rights Watch
Nel 2024 e nel 2025, scrive Hrw, si è assistito a un aumento degli arresti e delle condanne, anche a pene detentive pluriennali, per azioni non violente di protesta. La campagna di tolleranza zero, fortemente voluta da Starmer, ha incluso il controverso bando per “terrorismo” dell’organizzazione Palestine Action, nota per azioni di disobbedienza civile ma mai coinvolta in atti violenti contro persone. Questo provvedimento ha determinato arresti di massa, anche per manifestanti pacifici che mostravano cartelli o indossavano magliette in solidarietà al gruppo.
Tra i casi più noti, spicca l’arresto di Greta Thunberg a Londra, fermata per aver espresso sostegno ai militanti di Palestine Action, prima di essere rilasciata su cauzione dopo alcune ore in custodia. La legge invocata per i fermi è il Terrorism Act, che ha portato all’arresto di circa 3.000 persone negli ultimi mesi, molte delle quali senza precedenti penali o coinvolgimenti in violenze.
Sciopero della fame e salute dei detenuti
A preoccupare ulteriormente è la condizione di salute di quattro militanti di Palestine Action detenuti nel Regno Unito, che da oltre 60 giorni sono in sciopero della fame, uno dei più lunghi nella storia carceraria britannica dal 1981. Tra loro, Heba Muraisi versa in condizioni gravi, con difficoltà respiratorie e rischio di danni neurologici, come riportato dai media. La protesta estrema richiama la memoria del repubblicano nordirlandese Bobby Sands e dei suoi compagni, che morirono in sciopero della fame dopo il rifiuto del governo Thatcher di riconoscere le loro azioni come reati politici.
In questo contesto, Amnesty International e altre organizzazioni internazionali hanno espresso forti critiche verso le recenti politiche restrittive britanniche, sottolineando il rischio di una deriva autoritaria nel trattamento delle manifestazioni pubbliche e dei diritti civili.






