Lo Stretto di Hormuz, arteria cruciale per il petrolio mondiale, è rimasto bloccato. Dal cessate il fuoco, nessuna petroliera o nave del gas ha attraversato quel passaggio strategico. Lo rivela il New York Times, che cita i dati di Kpler, azienda esperta nel monitoraggio del traffico marittimo globale. Un silenzio insolito: solo poche imbarcazioni specializzate in carichi secchi hanno osato attraversare, segno di una paralisi quasi totale nel commercio di risorse fondamentali. L’Iran, nel frattempo, ha iniziato a aprire rotte alternative per aggirare le mine che ostacolano il traffico.
Stretto di Hormuz bloccato: le conseguenze
Gli ultimi dati parlano chiaro: il transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz si è praticamente fermato. Questo tratto di mare lungo 60 chilometri e largo 30 è un vero collo di bottiglia per l’export energetico mondiale, con circa un quarto del petrolio mondiale che lo attraversa ogni giorno. L’assenza di navi per petrolio e gas naturale liquefatto rischia di far schizzare i prezzi dell’energia e di aggravare le tensioni geopolitiche nella zona. Le ricadute si fanno sentire sull’approvvigionamento globale, con mercati europei e asiatici che guardano con apprensione.
L’Iran apre rotte alternative per evitare le mine
Di fronte al blocco tradizionale, l’Iran ha annunciato due nuove rotte marittime nello Stretto, per aggirare le mine navali che minacciano la sicurezza dei passaggi. Le autorità portuali iraniane invitano le navi a coordinarsi con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche per garantire il transito. Le vie alternative, a sud e a nord dell’isola di Larak, sono state rese note da fonti militari e dai media di Stato come IRIB e l’agenzia Mehr. Queste misure arrivano anche come risposta agli attacchi israeliani in Libano, che hanno fatto salire la tensione nella regione.
Navi costrette a tornare indietro, conferme dall’Iran
Press TV, emittente iraniana, conferma che lo Stretto è di fatto chiuso. Diverse navi hanno dovuto interrompere il viaggio e invertire la rotta. Tra queste, la petroliera Aurora, che a pochi chilometri dalla costa omanita di Musandam ha fatto una virata a 180 gradi, tornando indietro nel Golfo Persico. Questo episodio è la prova concreta della chiusura del passaggio e della crescente difficoltà delle compagnie di navigazione a pianificare rotte sicure. La situazione resta incerta e preoccupa per la sicurezza marittima e la stabilità degli scambi commerciali nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente.
Il quadro è in continua evoluzione mentre la comunità internazionale segue con attenzione cosa succede nello Stretto di Hormuz, cuore pulsante della geopolitica energetica mondiale. Mine e chiusure imposte da Teheran rappresentano un rischio concreto per il commercio in una regione già segnata da conflitti e tensioni.






