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Home Esteri

Hormuz, Londra: “Oltre 40 Paesi in coalizione, pronti a ogni sforzo per riapertura”

Crisi nello Stretto di Hormuz: la comunità internazionale valuta sanzioni, pressioni diplomatiche e possibili azioni militari per tutelare sicurezza energetica e stabilità globale

by Marco Andreoli
2 Aprile 2026
Stretto di Hormuz

Stretto di Hormuz | Shutterstock - alanews

Londra, 2 aprile 2026 – Oltre 40 Paesi hanno aderito a una coalizione internazionale per affrontare la crisi dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico bloccato in larga parte dall’Iran in risposta alla guerra condotta da Stati Uniti e Israele. La riunione ministeriale convocata dal Regno Unito si è svolta in modalità virtuale sotto la presidenza della ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, che ha sottolineato la responsabilità esclusiva di Teheran nella situazione attuale e ha evocato ogni possibile misura diplomatica ed economica coordinata per ottenere la riapertura dello Stretto.

Il blocco di Hormuz e le tensioni internazionali

Il blocco dello Stretto di Hormuz, vitalmente importante per il commercio globale di petrolio, rappresenta una fonte di destabilizzazione per l’intera regione del Golfo Persico. Il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, ha evidenziato come l’aumento dei prezzi del petrolio e le interruzioni nella disponibilità di vettori energetici favoriscano gli interessi della Russia, consentendo a Mosca di ottenere entrate aggiuntive da destinare alla sua aggressione in Ucraina. Analogamente, il ministro lituano Kestutis Budrys ha definito il blocco una misura illegale, chiedendo interventi diplomatici e sanzioni economiche contro chi destabilizza la regione.

La situazione geopolitica si è ulteriormente complicata con raid missilistici iraniani su Emirati Arabi Uniti e Qatar e attacchi con droni, che hanno coinvolto anche la base britannica a Cipro.

Le implicazioni strategiche e le risposte internazionali

Teheran sta ampliando il suo raggio d’azione colpendo anche depositi petroliferi e porti strategici come Fujairah negli Emirati Arabi Uniti e due scali omaniti, Duqm e Salalah, punti chiave per le esportazioni verso l’Oceano Indiano. Queste azioni mirano a compromettere la logistica delle esportazioni petrolifere e a spingere le compagnie a evitare la navigazione nella regione, intensificando la pressione sul commercio energetico globale.

L’Oman, tradizionale mediatore tra Usa e Iran, ha subito attacchi minori e mantiene una posizione di neutralità, pur ospitando installazioni militari di Stati Uniti e Regno Unito. La Francia, la Germania e il Regno Unito hanno dichiarato la propria disponibilità a partecipare alla difesa dei Paesi del Golfo, evidenziando la crescente preoccupazione internazionale per la stabilità della regione.

La coalizione internazionale guidata dal Regno Unito si propone dunque di coordinare ogni sforzo diplomatico, economico e, se necessario, militare per garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per la sicurezza energetica mondiale e per la stabilità geopolitica.

Tags: IranMedio OrienteRegno UnitoStretto di Hormuz

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