Washington, 13 marzo 2026 – Pete Hegseth, segretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha rilasciato dichiarazioni minimizzando l’impatto degli attacchi iraniani nello stretto di Hormuz, che hanno causato un quasi totale blocco del transito delle petroliere. Nel corso del briefing al Pentagono, Hegseth ha definito la situazione come una manifestazione di “pura disperazione” da parte di Teheran, precisando che gli USA stanno gestendo la crisi da tempo e non vedono motivo di preoccuparsi.
Hegseth, dominio aereo e strategia militare USA-Israele sull’Iran
Durante lo stesso briefing, il segretario alla Difesa ha sottolineato come gli eserciti americano e israeliano sfruttino il dominio aereo sull’Iran per scegliere i propri obiettivi con libertà. Hegseth ha affermato che le forze congiunte stanno decimando l’esercito iraniano in modo mai visto prima, con oltre 15.000 obiettivi colpiti, una media superiore a 1.000 attacchi al giorno. “Nessun’altra combinazione di Paesi al mondo è in grado di fare altrettanto”, ha dichiarato, evidenziando che caccia e bombardieri sorvolano costantemente il territorio iraniano, colpendo siti strategici.

Aggiornamenti sugli attacchi e contesto regionale
Queste dichiarazioni si inseriscono in un quadro di crescente tensione in Medio Oriente, segnato dall’operazione “Martello di mezzanotte”, con attacchi USA a siti nucleari iraniani nelle aree di Natanz, Arak e Fordow, e raid israeliani su oltre 200 obiettivi a Teheran. Gli attacchi hanno causato danni “monumentali” alle infrastrutture iraniane, secondo fonti americane, mentre l’Iran ha minacciato rappresaglie contro basi statunitensi in Iraq e Siria, incrementando il rischio di un’escalation militare.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha condannato quanto accaduto definendo l’Iran vittima di una “aggressione militare” cui reagirà con fermezza, mentre in piazza Enqelab a Teheran si susseguono manifestazioni contro USA e Israele. Il contesto internazionale vede la mobilitazione di alleati occidentali e attori regionali, con appelli a contenere la crisi e riprendere il dialogo diplomatico.






