Copenaghen, 6 gennaio 2026 – Il dossier Groenlandia torna al centro dell’attenzione internazionale dopo le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha rilanciato con forza l’idea di includere l’isola tra i territori strategici per la sicurezza nazionale americana. Questa mossa segue di pochi giorni la clamorosa operazione che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, un evento destinato a ridisegnare gli equilibri geopolitici nel continente americano e oltre.
La Groenlandia: un territorio strategico tra risorse e geopolitica
L’isola più grande del mondo, con una superficie quattro volte quella della Francia, è in gran parte coperta da ghiacci ma è ricca di risorse naturali, tra cui terre rare, idrocarburi e minerali critici per la transizione energetica globale. La sua posizione geografica nel cuore dell’Artico la rende un nodo cruciale nel nuovo scenario delle rotte marittime artiche, sempre più accessibili a causa dello scioglimento dei ghiacci legato al cambiamento climatico.
Il presidente Trump ha ribadito che la Groenlandia è essenziale per la sicurezza internazionale, definendola una “necessità assoluta” per la protezione degli interessi americani e per contrastare la presenza crescente di Russia e Cina nell’area. La capitale groenlandese Nuuk è infatti più vicina a New York che a Copenaghen, e ciò sottolinea l’interesse strategico degli Stati Uniti, già presenti nell’isola con una delle principali basi NATO.
Parallelamente, la Cina continua a consolidare la sua presenza in Groenlandia attraverso investimenti infrastrutturali, come la costruzione di aeroporti e l’acquisizione di diritti minerari, comprese alcune miniere di uranio nel sud dell’isola. Pechino ha anche espresso sostegno alla richiesta di indipendenza dei groenlandesi, un tema che alimenta tensioni con la Danimarca, proprietaria del territorio, e con gli Stati Uniti.
Le sfide interne e le prospettive economiche
La Groenlandia gode di uno status di autonomia all’interno del Regno di Danimarca, ma la sua piena indipendenza è ancora lontana, in parte a causa della dipendenza economica dai sussidi danesi che ammontano a circa 600 milioni di euro all’anno. La popolazione di circa 60.000 abitanti è divisa tra il desiderio di emancipazione e le difficoltà di sviluppare un’economia sostenibile in un ambiente climatico ostile.
L’apertura nel novembre 2025 del nuovo aeroporto internazionale a Nuuk rappresenta una speranza per lo sviluppo del turismo e per una maggiore integrazione con i mercati globali, in particolare quello nordamericano. Tuttavia, le attività estrattive sono ancora limitate, con solo due miniere operative e una legislazione che vieta l’estrazione di uranio, malgrado le potenzialità minerarie identificate dalle mappe dettagliate realizzate grazie ai dati satellitari.
Gli esperti sottolineano che i costi elevati, le condizioni ambientali estreme e le incertezze normative rappresentano ostacoli significativi per gli investimenti esteri. La Cina e gli Stati Uniti guardano con interesse a queste risorse, ma lo sviluppo sostenibile dell’isola richiede un equilibrio delicato tra tutela ambientale, diritti locali e interessi geopolitici.
Le rotte artiche e la dimensione militare
La Groenlandia si colloca al centro di tre importanti rotte marittime artiche, che diventano progressivamente più navigabili con il cambiamento climatico e l’innalzamento dei livelli del mare. Queste vie rappresentano un asset strategico non solo per il commercio ma anche per il controllo militare della regione.
La Russia mantiene un ruolo dominante nella gestione delle rotte artiche, grazie alla sua estesa costa e alla flotta di rompighiaccio che assicurano il controllo dei traffici e la riscossione di dazi. Inoltre, Mosca può contare anche sulla sua presenza intorno alle Isole Svalbard (territorio norvegese su cui però il Cremlino ha messo gli occhi da tempo) nell’ottica di controllo dell’Artico. Tuttavia, con l’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO, quasi tutti i paesi artici fanno oggi parte dell’Alleanza Atlantica, ampliando la presenza militare occidentale nell’area.
La Groenlandia, con la sua base NATO gestita dagli Stati Uniti, assume un ruolo chiave nelle strategie di difesa e sorveglianza, soprattutto per il controllo dello spazio aereo e delle aree sottomarine, cruciali per il lancio di missili e il monitoraggio delle attività russe. Secondo analisti militari, la vigilanza su questo fronte è essenziale per il mantenimento dell’equilibrio strategico internazionale.






