Copenaghen, 21 marzo 2026 – Nel quadro delle tensioni geopolitiche che continuano a caratterizzare l’Artico, emergono dettagli inquietanti su un piano segreto predisposto dalla Danimarca per difendere la Groenlandia da un’ipotetica invasione statunitense. Fonti autorevoli dell’emittente danese DR rivelano che Copenaghen aveva già inviato nel territorio autonomo, strategicamente rilevante, sacche di sangue e materiali esplosivi destinati a distruggere le piste di atterraggio di Nuuk e di altre località chiave come Kangerlussuaq.
Preparativi militari e strategia danese per la Groenlandia
Secondo quanto riportato da DR, la decisione danese di inviare un contingente militare d’élite, composto da soldati danesi e di altri Paesi europei tra cui Francia, Germania, Norvegia e Svezia, risale a gennaio 2025, pochi mesi dopo la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. L’obiettivo era chiaro: impedire un’occupazione americana dell’isola, vista la crescente attenzione di Washington verso la Groenlandia, sia per la sua posizione strategica nell’Artico sia per le ricche risorse minerarie. Questi soldati erano equipaggiati con esplosivi per mettere fuori uso le piste di atterraggio, un gesto di estrema cautela volto a scoraggiare qualsiasi azione militare statunitense.
Nel contempo, la premier danese Mette Frederiksen ha sottolineato più volte che un attacco americano contro un territorio alleato della NATO costituirebbe un pericoloso precedente, minando l’intera architettura di sicurezza europea ed occidentale. L’Europa, come confermato da fonti francesi e tedesche, aveva avviato colloqui diplomatici segreti per cercare un fronte comune contro le ambizioni statunitensi, intensificandosi dopo l’operazione americana in Venezuela del gennaio 2025.
Le mire di Donald Trump e la reazione europea
Prima dell’attacco all’Iran, il presidente Trump, al suo secondo mandato dal 2025, aveva più volte ribadito che la Groenlandia “dovrebbe far parte degli Stati Uniti”, facendo intendere che il ricorso alla forza non era escluso. Le sue dichiarazioni più dure, sostenute anche dal vice capo dello staff Stephen Miller, hanno spinto i principali leader europei – da Emmanuel Macron a Giorgia Meloni, da Friedrich Merz a Keir Starmer – a schierarsi apertamente a fianco della Danimarca e della Groenlandia, sottolineando che “la sicurezza nell’Artico deve essere garantita collettivamente” e che “il futuro dell’isola spetta esclusivamente ai suoi abitanti e alla Danimarca”.
L’inasprimento delle tensioni ha avuto ripercussioni anche economiche, con minacce di dazi da parte degli Stati Uniti contro diversi Paesi europei coinvolti nelle esercitazioni militari in Groenlandia. La risposta europea non si è fatta attendere, con la preparazione di contromisure commerciali e la convocazione di riunioni di emergenza degli ambasciatori dell’UE.






