Nuuk, Groenlandia – 7 gennaio 2026. Il rapporto tra la Danimarca e la Groenlandia è segnato da un mix di dipendenza economica, concessione di autonomia e un desiderio crescente di indipendenza. La Groenlandia è infatti una nazione costitutiva del Regno di Danimarca, con un proprio governo locale, ma la Danimarca mantiene il controllo su politica estera, difesa e finanze. La popolazione di circa 56.500 abitanti parla prevalentemente groenlandese (85%) e danese (15%) e vive in un territorio vastissimo, con una densità abitativa tra le più basse al mondo.
Oggi l’isola è al centro del dibattito internazionale, con il presidente statunitense Donald Trump che ha più volte espresso la volontà di annetterla agli Usa. La popolazione però cosa vuole? Rimanere nel Regno di Danimarca, essere annessa agli Stati Uniti o diventare indipendente?
Trump e il rilancio delle mire USA sulla Groenlandia
Nel 2019 e poi nuovamente nel 2025 e nel 2026, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha manifestato apertamente l’interesse per l’acquisizione della Groenlandia, motivando la sua ambizione con ragioni di sicurezza nazionale e controllo delle risorse naturali dell’isola, tra cui petrolio, gas e minerali preziosi. Trump, rieletto presidente nel 2025, ha enfatizzato la presenza crescente di navi russe e cinesi lungo la costa groenlandese come una minaccia strategica per gli Stati Uniti.
Tuttavia, il primo ministro groenlandese Jens Frederik Nielsen e la premier danese Mette Frederiksen hanno risposto con fermezza, ribadendo che la Groenlandia “non è in vendita” e che le decisioni sul suo futuro devono essere prese dai groenlandesi stessi. Nielsen ha definito riduttiva e offensiva la visione degli USA che trattano la Groenlandia come un semplice asset militare o strategico, sottolineando l’importanza di rispettare l’autonomia e la sovranità della popolazione locale.
Il presidente francese Emmanuel Macron e altri leader europei si sono uniti nel sostenere la sovranità danese sull’isola, sottolineando il rispetto dei principi del diritto internazionale e l’inviolabilità dei confini.
Tra aspirazioni di indipendenza e dipendenza economica
I sondaggi più recenti indicano che una larga maggioranza dei groenlandesi (oltre l’80%) desidera l’indipendenza dalla Danimarca, ma con una condizione fondamentale: che questa non comporti un peggioramento delle condizioni di vita e la perdita del sistema di welfare attualmente garantito dal sostegno danese. Il sussidio annuale danese rappresenta infatti circa il 30% del PIL della Groenlandia, un elemento chiave per la stabilità sociale ed economica dell’isola.
L’economista Javier Arnaut, dell’Università di Nuuk, evidenzia come il principale ostacolo verso l’indipendenza sia proprio la necessità di sostituire questo contributo con risorse proprie. La valorizzazione delle risorse minerarie e lo sviluppo del turismo sono visti come strumenti potenziali per raggiungere una maggiore autonomia economica, ma la sfida rimane enorme.
Parallelamente, molte questioni storiche irrisolte alimentano le tensioni con la Danimarca. Tra le più gravi vi è la scoperta di campagne anticoncezionali di massa negli anni ’60, che hanno colpito molte donne groenlandesi senza il loro consenso, definito dal premier Múte Bourup Egede come “genocidio”. Inoltre, il trauma degli allontanamenti forzati di bambini groenlandesi dalle famiglie per essere adottati in Danimarca continua a lasciare ferite aperte.
L’identità groenlandese e le sfide di un futuro incerto
L’idea di indipendenza è accompagnata da un forte sentimento di identità e orgoglio nazionale. Jenseeraq Poulsen, direttore dell’associazione ambientale Oceans North Kalaallit Nunaat, afferma: “La Groenlandia è cresciuta, ora vogliamo decidere da adulti”. Tuttavia, Poulsen preferisce parlare di “status di stato” piuttosto che di “indipendenza”, riconoscendo l’interdipendenza globale e la necessità di collaborare con altri Paesi, inclusa la Danimarca e gli Stati Uniti.
Il modello di “associazione libera” – uno status semi-autonomo che preveda una cooperazione rafforzata senza perdere la sovranità – è visto da alcuni come una possibile soluzione intermedia per evitare il rischio di isolamento economico e sociale.
L’arrivo e l’influenza degli Stati Uniti, già presenti durante la Seconda guerra mondiale e oggi protagonisti di una feroce competizione geopolitica nell’Artico, rappresentano una variabile complessa. L’amministrazione Trump ha intensificato la sua retorica e i suoi tentativi di rafforzare la presenza militare e strategica americana sull’isola, mentre la Groenlandia cerca di bilanciare questi interessi con la propria volontà di autodeterminazione.






