New York, 7 aprile 2026 – Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana della Georgia e nota per la sua passione trumpista, ha criticato duramente l’attuale presidente Donald Trump in merito alla sua politica verso l’Iran. In un messaggio pubblicato sul social Truth, Greene ha definito come «follia» la possibilità di un attacco militare contro il Paese mediorientale e ha invocato il ricorso al 25° emendamento per rimuovere Trump dalla carica presidenziale.
Il duro attacco di Marjorie Taylor Greene a Trump
Greene, che ha lasciato il Congresso all’inizio del 2026 dopo anni di controversie e di legami stretti con il movimento Maga e con il presidente Trump, ha sottolineato che «neanche una bomba è stata sganciata in America» e che «non si può distruggere un’intera civiltà». L’ex parlamentare ha richiamato l’articolo costituzionale che consente di rimuovere il presidente senza necessità di accuse formali, a condizione che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto dichiarino che il presidente non è in grado di esercitare i suoi doveri.
Anche il commentatore conservatore Tucker Carlson ha criticato Trump per il suo messaggio, definito «volgare», rivolto all’Iran in occasione della Pasqua. Carlson ha condannato il fatto che il presidente abbia offeso la religione iraniana, affermando che «nessuna persona perbene si prende gioco della fede altrui».
Cresce la tensione politica e l’ipotesi di rimozione
Il contesto politico americano resta estremamente teso, con il presidente Trump che mantiene una linea dura e provocatoria nei confronti del regime degli ayatollah, in un clima che ha già provocato gravi tensioni e scontri negli Stati Uniti, come l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, che ha segnato una delle pagine più nere della storia recente americana.
Il 25° emendamento, citato da Greene, è stato al centro di discussioni anche in passato come strumento per rimuovere il presidente in caso di incapacità di governo. La procedura richiede il consenso del vicepresidente e della maggioranza del gabinetto, nonché l’approvazione dei due terzi del Congresso, e rimane una misura estrema ma contemplata nella Costituzione americana.
Le critiche di figure note del mondo repubblicano e conservatore come Greene e Carlson indicano una crescente frattura anche all’interno del partito di Trump, mentre la tensione internazionale con l’Iran rimane alta, alimentando timori su un possibile sconvolgimento geopolitico.






