Milano, 26 marzo 2026 – C’è un nome che, negli ultimi mesi, è tornato con forza nei titoli internazionali, insinuandosi tra le pieghe del conflitto mediorientale e attirando l’attenzione di governi e opinione pubblica: quello degli Houthi. Spesso evocati come pedine dell’Iran o come ribelli yemeniti, rappresentano in realtà una realtà molto più complessa, radicata nella storia e nelle tensioni di uno dei Paesi più fragili del mondo. Dalle alture dello Yemen settentrionale fino alle acque strategiche del Mar Rosso, il loro raggio d’azione si è ampliato, intrecciandosi con le dinamiche regionali e con la guerra tra Israele e Hamas, fino agli ultimi risvolti con l’appoggio all’Iran contro il “pericolo dell’Occidente”. Ma chi sono davvero gli Houthi? E perché oggi fanno così paura?
Houthi, dalle montagne dello Yemen a forza regionale
Per comprendere gli Houthi bisogna partire da lontano, dalle regioni montuose del nord dello Yemen, dove il movimento nasce negli anni Novanta come espressione della minoranza zaydita, una corrente dell’Islam sciita profondamente radicata nel tessuto locale. All’inizio non si trattava di una milizia armata, ma di un gruppo religioso e culturale deciso a difendere la propria identità da quella che veniva percepita come una crescente marginalizzazione politica e religiosa.
Con il passare degli anni, però, la tensione con il governo centrale si trasforma in conflitto aperto. Le guerre locali, iniziate nei primi anni Duemila, segnano la metamorfosi del movimento: da realtà identitaria a forza militare organizzata. Il vero salto avviene nel 2014, quando gli Houthi riescono a prendere il controllo della capitale Sana’a, aprendo una delle crisi più drammatiche della storia recente dello Yemen.

Il legame con l’Iran: alleanza strategica o convergenza di interessi?
Uno degli aspetti più discussi riguarda il rapporto tra gli Houthi e l’Iran. Per molti osservatori internazionali, il movimento rappresenta una delle estensioni della strategia iraniana nella regione, accanto ad altri gruppi armati attivi in Medio Oriente. Teheran, secondo diverse analisi, avrebbe fornito supporto militare, addestramento e tecnologia, contribuendo a trasformare gli Houthi in una forza capace di colpire anche a distanza.
Eppure, ridurre tutto a una semplice relazione di subordinazione rischia di semplificare troppo. Gli Houthi mantengono una propria agenda, legata soprattutto al controllo del territorio yemenita e alla sopravvivenza politica. Il rapporto con l’Iran appare piuttosto come una convergenza di interessi: da un lato Teheran rafforza la propria influenza nella regione, dall’altro gli Houthi ottengono risorse e visibilità internazionale.
Dallo Yemen al Mar Rosso: una guerra che si allarga
Negli ultimi mesi, il conflitto mediorientale ha aperto un nuovo capitolo nella storia del movimento. Gli Houthi hanno iniziato a lanciare attacchi contro obiettivi legati a Israele, dichiarando apertamente il proprio sostegno alla causa palestinese. Missili e droni sono stati utilizzati non solo contro il territorio israeliano, ma anche contro navi commerciali nel Mar Rosso, una delle arterie più importanti per il commercio globale.
Queste azioni hanno avuto un impatto enorme, non solo militare ma anche economico. Il traffico marittimo è stato messo sotto pressione, costringendo molte compagnie a modificare le rotte. In questo modo, gli Houthi sono riusciti a proiettare la propria influenza ben oltre i confini dello Yemen, trasformandosi in un attore capace di incidere sugli equilibri globali.
Gaza, Israele e la strategia della visibilità
Il coinvolgimento degli Houthi nella crisi legata a Gaza risponde anche a una precisa strategia comunicativa e politica. Colpire Israele significa entrare nel cuore di uno dei conflitti più osservati al mondo, guadagnando visibilità e rafforzando la propria immagine nel mondo arabo e musulmano.
Allo stesso tempo, queste azioni contribuiscono ad alimentare una rete di tensioni che collega diversi fronti: Yemen, Libano, Siria e Iraq. Una sorta di mosaico di crisi interconnesse, in cui gli Houthi giocano un ruolo sempre più rilevante. Non più solo ribelli locali, ma protagonisti di una partita regionale complessa, dove ogni mossa può avere conseguenze ben oltre il campo di battaglia.
In questo scenario, il futuro del movimento resta incerto. Ma una cosa è chiara: gli Houthi non sono più una realtà periferica. Sono diventati uno dei nodi cruciali per comprendere il presente – e forse il futuro – del Medio Oriente.






