New York, 16 febbraio 2026 – Una recente sentenza federale ha posto un freno alle iniziative di Donald Trump riguardo al trattamento dei detenuti graziati dall’ex presidente Joe Biden. La vicenda riguarda 20 prigionieri condannati alla pena capitale, la cui condanna è stata commutata in ergastolo dall’amministrazione Biden, e che Trump ha voluto trasferire nel carcere di massima sicurezza ADX Florence in Colorado, noto per le condizioni estremamente restrittive che limitano quasi del tutto i contatti umani.
Il decreto di Trump e l’intervento del giudice federale
Il 20 gennaio 2025, primo giorno del secondo mandato di Trump, è stato emesso un decreto che ordinava che questi detenuti “fossero detenuti in condizioni coerenti con la mostruosità dei loro crimini”. Il Dipartimento di Giustizia ha quindi dato avvio al trasferimento presso la struttura federale, scelta per la sua severità. Tuttavia, il giudice federale Timothy J. Kelly ha bloccato questa decisione, ritenendo che la procedura adottata violasse il diritto al “giusto processo” garantito dal Quinto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Nella sua sentenza, Kelly ha sottolineato che le audizioni interne previste per giustificare il trasferimento sarebbero state una mera formalità, con un esito predefinito, e quindi non avrebbero garantito un procedimento equo e non arbitrario.
Diritti dei detenuti e limiti dell’autorità presidenziale
È importante sottolineare che la sentenza non mette in discussione la colpevolezza dei detenuti né la validità delle grazie concesse dall’ex presidente Biden. Tuttavia, ribadisce il principio costituzionale secondo cui anche chi ha commesso crimini gravissimi non può subire misure ulteriormente afflittive senza essere sottoposto a una procedura giudiziaria reale e trasparente.
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