Bruxelles, 17 febbraio 2026 – Il giudice della Corte penale internazionale (CPI), Nicolas Guillou, è al centro di un acceso confronto diplomatico dopo essere stato inserito nella lista delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione di Donald Trump. La misura punitiva è stata adottata in risposta al mandato d’arresto emesso dalla CPI nei confronti di figure politiche israeliane come Benyamin Netanyahu e Yoav Gallant.
Impatto delle sanzioni sulla vita quotidiana del giudice della CPI Guillou
Nel corso di un incontro a Bruxelles con i commissari europei per l’Economia e i Servizi finanziari, Valdis Dombrovskis e Maria Luis Albuquerque, Guillou ha descritto le pesanti ripercussioni delle sanzioni sulla sua vita personale e professionale. L’esclusione dai servizi bancari digitali e dalle transazioni con carte di credito ha costretto il magistrato francese a rinunciare a gran parte della sua attività online, tornare a utilizzare negozi fisici e preferire i pagamenti in contanti. “Di fatto ho dovuto de-digitalizzare buona parte della mia vita”, ha dichiarato chiaramente Guillou, sottolineando che l’assenza di alternative europee al dominio finanziario statunitense ha aggravato la situazione.
La richiesta di uno “scudo giuridico” europeo
Il giudice ha lanciato un appello alla Commissione Europea affinché venga attivato lo statuto di blocco, un meccanismo giuridico che consentirebbe di contrastare gli effetti delle sanzioni unilaterali imposte da Paesi terzi. Guillou ha definito questa iniziativa non solo una difesa necessaria per la Corte penale internazionale ma anche un banco di prova per la capacità dell’Unione Europea di tutelare i propri cittadini, le imprese e le istituzioni. Ha inoltre espresso ottimismo per il sostegno politico degli Stati membri, ritenendo che una risposta compatta rappresenterebbe un segnale forte contro gli attacchi allo Stato di diritto.
Il magistrato ha infine evidenziato il rischio più grave derivante dalle sanzioni: l’autocensura. “Se giudici, pubblici ministeri, ministri o funzionari temono conseguenze personali per il loro operato, allora la democrazia è compromessa”, ha ammonito, ricordando come la sovranità economica, digitale e bancaria sia ormai imprescindibile per la salvaguardia delle istituzioni democratiche.






