Tokyo, 21 gennaio 2026 – Il Giappone ha avviato il riavvio del reattore numero 6 della centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, situata nel nord-ovest del Paese e riconosciuta come la più grande al mondo per capacità installata. Questa operazione segna un importante passo per la Tokyo Electric Power Company (Tepco), che torna a gestire un impianto nucleare operativo dopo il disastro di Fukushima del marzo 2011, nonostante le significative opposizioni da parte delle comunità locali e una serie di problemi tecnici risolti solo all’ultimo momento.
La sfida tecnica e il contesto energetico giapponese
Il via libera definitivo al riavvio del reattore è stato concesso dopo che Tepco ha corretto errori nei parametri di attivazione degli allarmi relativi a 88 delle 205 barre di controllo del reattore, un malfunzionamento emerso durante i test finali che aveva causato un rinvio dell’avvio di 24 ore. Questo riavvio avviene in un momento di forte pressione sul sistema energetico nazionale: il governo di Tokyo punta a incrementare la quota del nucleare nel mix elettrico nazionale fino al 20% entro il 2040, rispetto all’8,5% registrato nell’anno fiscale 2023-24. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, attualmente responsabili del 70% della produzione energetica, e raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, anche tenendo conto dell’aumento dei consumi legati all’intelligenza artificiale.
Le resistenze locali alla riapertura della centrale di Kashiwazaki-Kariwa
Nonostante questi progressi, il ricordo dell’incidente di Fukushima rimane vivo e alimenta scetticismo e preoccupazioni. Un sondaggio dello scorso settembre ha evidenziato che circa il 60% dei residenti della prefettura di Niigata si oppone al riavvio della centrale, mentre la credibilità di Tepco è stata scalfita da scandali recenti nel settore. La centrale di Kashiwazaki-Kariwa si trova su una faglia sismica attiva e molti cittadini denunciano ancora piani di evacuazione giudicati inadeguati. A inizio 2026 quasi 40.000 persone hanno firmato una petizione contro il riavvio, consegnata all’Autorità di regolamentazione nucleare. Con l’attivazione di questo reattore, salgono a 14 i reattori nucleari operativi in Giappone dal 2011, tutti sottoposti a rigorosi standard di sicurezza, rispetto ai 54 impianti attivi prima del disastro.
Parallelamente alle attività di riavvio, proseguono le delicate operazioni di smantellamento e bonifica della centrale di Fukushima Daiichi, che ha subito il gravissimo incidente nucleare nel 2011. Dopo tredici anni dal disastro, Tepco ha ripreso la rimozione dei detriti radioattivi – circa 880 tonnellate di materiale altamente pericoloso – con l’uso di robot specializzati, una fase fondamentale ma complessa del processo di decommissioning che si prevede durerà fino al 2051.
Questi sviluppi testimoniano la complessità della gestione dell’energia nucleare in Giappone, tra esigenze di sicurezza, pressioni energetiche e sensibilità sociale.
Per approfondire: Giappone, 15 anni dopo Fukushima: verso la riapertura della più grande centrale nucleare del mondo






