Tokyo, 18 gennaio 2026 – In vista della sessione nazionale degli esami universitari, le autorità giapponesi hanno attuato un maxi-piano di sicurezza per contrastare le molestie sessuali, note come “chikan”, che colpiscono soprattutto le studentesse in transito verso i centri d’esame. Saranno infatti circa 4.600 gli agenti di polizia impegnati nel fine settimana, con un aumento del 40% rispetto al 2025, per garantire sicurezza sui mezzi pubblici e nelle aree ferroviarie.
Il fenomeno del “chikan” e le misure di contrasto alle molestie
Il termine “chikan” indica palpeggiamenti non consensuali, frequentemente perpetrati in treni e metropolitane affollate, specialmente durante le ore di punta. Quest’anno, l’intensificarsi del fenomeno ha coinciso con la diffusione sui social media di post espliciti che incitano a molestare le studentesse, segnalati dal Metropolitan Police Department (MPD). Alcuni messaggi inneggiano apertamente a sfruttare i giorni degli esami per compiere aggressioni, scegliendo le linee ferroviarie che servono università femminili, confidando nel fatto che le vittime evitino di denunciare per timore di ritardi.
Per affrontare questa emergenza, sono state lanciate campagne di sensibilizzazione e promosse app anti-crimine che permettono di inviare allarmi silenziosi tramite smartphone. Le forze dell’ordine hanno intensificato i pattugliamenti su treni, stazioni e terminal ferroviari, mentre compagnie di trasporto come JR East e operatori privati hanno predisposto annunci sonori e cartellonistica dedicata.
Supporto alle vittime e prevenzione
Il National Center for University Entrance Examinations ha adottato misure di tutela per i candidati molestati, consentendo loro di sostenere prove suppletive. Inoltre, ha raccomandato di presentarsi all’esame in abiti civili, per ridurre la vulnerabilità delle studentesse, spesso riconoscibili dalle uniformi scolastiche.
Nonostante la percezione di sicurezza in Giappone, i dati ufficiali indicano circa 2.000-3.000 arresti annuali per casi di chikan, ma una ricerca governativa del 2024 evidenzia che circa l’80% delle vittime non denuncia l’aggressione, per ragioni culturali o per imbarazzo, contribuendo a una significativa sottostima del fenomeno reale. Le iniziative in corso rappresentano un passo decisivo per contrastare questo grave problema sociale che si manifesta con particolare intensità durante il periodo degli esami universitari.
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