Washington, 24 gennaio 2026 – Una controversia di vasta portata scuote la comunità scientifica e politica degli Stati Uniti. I dati genetici di oltre 20.000 bambini americani, raccolti nell’ambito di un progetto federale di monitoraggio dello sviluppo cerebrale, sono stati utilizzati per sostenere teorie pseudoscientifiche sulla superiorità razziale. La notizia, riportata dal New York Times, evidenzia gravi falle nella protezione e nell’uso responsabile di dati sensibili raccolti dai National Institutes of Health (NIH).
Il progetto e la violazione dei dati
Dal 2015 è in corso lo Adolescent Brain Cognitive Development Study, uno studio decennale finanziato a livello federale con l’obiettivo di analizzare l’impatto del DNA sul comportamento e sulle malattie nei bambini. Alle famiglie veniva garantita la sicurezza e la riservatezza dei dati raccolti, con materiale promozionale che sottolineava l’adozione di misure di protezione rigorose. Tuttavia, un gruppo di ricercatori marginali è riuscito ad aggirare le protezioni dei NIH, ottenendo accesso non autorizzato a informazioni genetiche e scansioni cerebrali.
Teorie razziste pseudoscientifiche negli USA
Questi dati sono stati impiegati per redigere almeno 16 articoli che sostengono l’esistenza di differenze biologiche nell’intelligenza tra le razze, con affermazioni discriminatorie che classificano i gruppi etnici in base ai punteggi di QI, suggerendo una presunta inferiorità intellettuale delle persone di colore. Tali studi sono stati prontamente respinti dalla comunità scientifica mainstream come faziosi e non scientifici, ma hanno acquisito un’apparenza di rigore grazie all’uso dei dati genetici ufficiali.
I contenuti derivanti da queste pubblicazioni sono stati ampiamente diffusi su social media e forum di suprematisti bianchi, raggiungendo milioni di visualizzazioni. Inoltre, alcuni bot di intelligenza artificiale, come ChatGPT e Grok, hanno indicizzato e riportato queste ricerche in risposta a interrogativi su razza e intelligenza, contribuendo ulteriormente alla loro diffusione.
La vicenda evidenzia non solo un problema di sicurezza nella gestione dei dati sensibili da parte dei NIH, ma anche le complesse implicazioni etiche e sociali legate all’uso improprio della genetica in ambito sociale e razziale negli Stati Uniti.






