Washington, 18 febbraio 2026 – La Casa Bianca ha avanzato un controverso piano per la ricostituzione della forza di polizia nella Striscia di Gaza, prevedendo il reclutamento di milizie armate anti-Hamas, comprese componenti con legami accertati con la criminalità organizzata e il traffico di droga. La notizia, riportata dal Telegraph nella sua edizione americana, è stata confermata da fonti occidentali vicine all’amministrazione del presidente Donald Trump.
Il piano per la nuova forza di polizia a Gaza
Secondo quanto riferito, l’amministrazione Trump intende costituire una nuova forza di sicurezza in gran parte composta da membri delle milizie armate anti-Hamas già attive nel territorio. Israele avrebbe appoggiato e armato alcuni di questi gruppi sin dall’inizio della guerra scoppiata il 7 ottobre 2023, in seguito agli attacchi lanciati da Hamas. Tuttavia, l’idea di coinvolgere tali milizie nella nuova forza di polizia ha incontrato forti resistenze tra i vertici militari statunitensi, preoccupati per la mancanza di affidabilità e la natura criminale di molti di questi clan.
Le milizie a Gaza sono organizzate su base familiare e vantano radicati legami con la criminalità organizzata, risalenti a decenni fa. Questi gruppi, spesso accusati di saccheggio di aiuti umanitari, omicidi e rapimenti, godono di scarso consenso tra la popolazione civile dell’enclave. Alcuni di essi includono elementi che hanno combattuto al fianco dello Stato Islamico o hanno dichiarato fedeltà a organizzazioni terroristiche.
Criticità e impasse politica
Il progetto della Casa Bianca si inserisce nel quadro del piano di pace in 20 punti proposto da Trump per il Medio Oriente, che prevede, tra le altre cose, il disarmo graduale di Hamas e la creazione di un’amministrazione transitoria per Gaza. Tuttavia, a quattro mesi dal cessate il fuoco, i negoziati per la formazione della nuova polizia post-Hamas sembrano bloccati. Le controversie riguardano sia la composizione delle forze sia i finanziamenti necessari.
Inoltre, permane una forte incertezza circa la disponibilità di Hamas a disarmarsi volontariamente. Mentre il movimento islamista ha manifestato disponibilità a negoziati e allo scambio di prigionieri, ribadisce la propria opposizione al disarmo senza un riconoscimento dei diritti nazionali palestinesi e un ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia.
Anche altri attori internazionali come Gran Bretagna, Francia e alcuni Paesi del Golfo hanno espresso dubbi e preoccupazioni sull’efficacia del piano e sulla possibilità di attuarlo senza un consenso pieno delle parti coinvolte.
La situazione sul terreno rimane dunque complessa e frammentata, con continue tensioni tra i vari clan armati e con Hamas che mantiene un ruolo di controllo nelle aree devastate dalla guerra. Gli scontri interni e le operazioni militari di Hamas contro altri gruppi rivali nella Striscia contribuiscono ad alimentare un clima di instabilità che complica ulteriormente ogni ipotesi di pacificazione e ricostruzione.






