Gaza, 24 gennaio 2026 – Nel contesto di un persistente clima di tensione e violenza nella Striscia di Gaza, due bambini palestinesi sono stati uccisi da un attacco di un drone israeliano mentre raccoglievano legna da ardere nella zona meridionale dell’enclave, a est di Khan Younis. La notizia, confermata dalla Protezione Civile locale e da fonti mediche palestinesi, aggiunge un ulteriore capitolo alla lunga serie di violazioni del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
L’attacco e il contesto umanitario a Gaza
Secondo quanto riportato, i due fratelli, di otto e dieci anni, erano impegnati a raccogliere legna nei pressi del Kamal Adwan Hospital, una pratica comune tra i civili palestinesi costretti a cercare fonti di combustibile a causa della grave carenza di carburante. Le temperature notturne nella Striscia stanno infatti raggiungendo valori prossimi ai 10 gradi Celsius, esponendo la popolazione, spesso rifugiata in tende di fortuna realizzate con teloni di plastica e tessuti sottili, a condizioni climatiche estreme e pericolose.
L’esercito israeliano ha motivato la decisione di colpire affermando che i due bambini rappresentavano una minaccia immediata, sostenendo che si erano avvicinati alle truppe israeliane operanti nella zona dopo aver attraversato la cosiddetta “Linea Gialla”, limite indicato come confine operativo a seguito del cessate il fuoco. Tuttavia, fonti palestinesi e umanitarie contestano questa ricostruzione, sottolineando che le vittime erano civili innocenti intenti a procurarsi risorse primarie per la sopravvivenza quotidiana.
Il territorio di Gaza continua a subire un blocco rigoroso da parte di Israele, che limita l’ingresso di materiali essenziali quali tende, abitazioni mobili e carburante, aggravando la crisi umanitaria. Dal 10 ottobre 2023, data in cui è entrato in vigore il cessate il fuoco, le violazioni da parte israeliana sono state numerose e quasi quotidiane, con oltre 481 palestinesi uccisi e più di 1.200 feriti secondo il Ministero della Salute palestinese.
Le ripercussioni umanitarie e le iniziative internazionali
La situazione è resa ancora più drammatica dal crescente numero di vittime infantili dovute alle condizioni climatiche, con almeno dieci bambini deceduti per il freddo durante la stagione invernale. Il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi ha recentemente ribadito in una missiva al presidente palestinese Mahmoud Abbas il “fermo sostegno dell’Egitto alla causa palestinese”, invitando la comunità internazionale a intervenire con urgenza per la ricostruzione e la tutela della dignità umana nel territorio.
Parallelamente, le delegazioni Onu e altre organizzazioni umanitarie stanno visitando strutture come la parrocchia di Gaza per monitorare la situazione dei rifugiati e coordinare l’assistenza. Tuttavia, la realizzazione di una forza internazionale di pace prevista dal progetto di ricostruzione “New Gaza”, promosso dagli Stati Uniti e dal governo israeliano, sta incontrando difficoltà a causa delle esitazioni di diversi paesi a partecipare al contingente militare, preoccupati dalle potenziali implicazioni di un impegno armato in un’area così instabile.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente mantenuto contatti con le famiglie degli ostaggi israeliani deceduti, impegnandosi a recuperare i corpi trattenuti a Gaza e sottolineando la determinazione a tutelare gli interessi di Israele nell’ambito dei negoziati in corso.
L’eredità di un conflitto senza fine
La Striscia di Gaza, con una popolazione di circa 590.000 abitanti, è teatro da decenni di una complessa e sanguinosa contesa geopolitica, segnata da un blocco che ne condiziona fortemente lo sviluppo economico e sociale. Le recenti operazioni militari, scaturite dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dalle successive risposte israeliane, hanno acuito la sofferenza di una popolazione giovane e vulnerabile, dove circa il 75% degli abitanti ha meno di 25 anni.






