Il Cairo, 21 febbraio 2026 – Una nave turca carica di 3.300 tonnellate di aiuti umanitari è giunta oggi al porto egiziano di Al Arish, segnando il 21° invio dall’inizio del conflitto nella Striscia di Gaza. Questo carico, il più consistente mai inviato finora, rappresenta un importante gesto di solidarietà e sostegno alla popolazione palestinese, in particolare nel mese sacro del Ramadan.
L’arrivo della nave e il contenuto del carico per Gaza
La nave, accolta dall’ambasciatore turco al Cairo, Salih Mutlu Şen, e da rappresentanti della Mezzaluna Rossa turca ed egiziana, trasporta circa 175.000 scatoloni di generi alimentari, insieme a prodotti per l’igiene personale, indumenti, materiali per la costruzione di ripari temporanei e altri beni essenziali. Gli aiuti sono destinati a essere distribuiti nella regione durante il Ramadan, un periodo di condivisione e compassione.
Durante la cerimonia di accoglienza, l’ambasciatore Şen ha sottolineato il fermo sostegno della Turchia al popolo palestinese e ha definito questa spedizione una “profonda responsabilità”, evidenziando come il Ramadan rappresenti un momento di fratellanza e speranza da condividere con chi è in difficoltà.
Cooperazione turco-egiziana e appello a Israele
Şen ha inoltre richiamato l’attenzione sull’importanza della collaborazione tra Turchia ed Egitto, riflettendo l’impegno congiunto dei presidenti Recep Tayyip Erdoğan e Abdel Fattah al-Sisi a favore di questa iniziativa umanitaria. Ha ribadito che la Turchia è pronta a mettere a disposizione tutte le sue risorse per garantire alla popolazione di Gaza una vita dignitosa, libera e indipendente nella propria terra, in cooperazione con paesi fratelli come l’Egitto.
Infine, l’ambasciatore turco ha espresso la necessità che Israele si astenga dall’imporre restrizioni alla fornitura su larga scala di aiuti umanitari a Gaza, invitando il paese a rispettare gli obblighi previsti dalla seconda fase del piano di pace. Questa posizione riflette un appello internazionale per garantire un flusso continuo e senza ostacoli di aiuti umanitari verso la popolazione colpita dal conflitto.






