Gaza City, 15 febbraio 2026 – Un’escalation di violenze continua a segnare la Striscia di Gaza nonostante il cessate il fuoco mediato negli ultimi mesi. Secondo quanto riferito dall’agenzia di protezione civile di Gaza, legata ad Hamas, almeno 11 persone sono state uccise dagli attacchi israeliani dall’alba di oggi, inclusi colpi diretti contro una tenda di sfollati nel nord della Striscia e un’altra area nel sud di Gaza.
Aggressioni e violazioni nonostante il cessate il fuoco
Le forze israeliane, attraverso le Forze di Difesa israeliane (Idf), hanno dichiarato che le azioni militari sono state una risposta a diverse violazioni del cessate il fuoco da parte di miliziani di Hamas. In particolare, è stato segnalato che diversi combattenti armati si sono nascosti vicino alle macerie a est della cosiddetta “Linea Gialla” e hanno tentato di avvicinarsi alle truppe israeliane, uscendo da tunnel sotterranei. L’Idf ha sottolineato che tali azioni costituiscono “una palese violazione della tregua” e che gli attacchi israeliani vengono condotti in modo mirato e nel rispetto del diritto internazionale.
Fonti mediche e locali, riprese da Al-Jazeera, confermano inoltre che nelle ultime ore sono stati uccisi almeno undici palestinesi durante raid aerei nella Striscia di Gaza, con vittime registrate sia nella città meridionale di Khan Younis sia in una tenda per sfollati nella zona di al-Faluja, nel nord di Gaza. Non si registrano al momento commenti ufficiali da parte israeliana riguardo a queste specifiche perdite.
La drammatica situazione umanitaria a Gaza
L’ennesimo aumento di violenza si inserisce in un contesto già fortemente critico. Secondo gli aggiornamenti forniti da EMERGENCY, la situazione sanitaria nella Striscia di Gaza continua a peggiorare: la popolazione affronta gravi carenze di farmaci, cure mediche e beni di prima necessità, aggravate dalla persistente chiusura dei valichi di ingresso e dalla scarsità di aiuti umanitari.
Il coordinatore medico di EMERGENCY a Gaza, Giorgio Monti, ha evidenziato come la riapertura del valico di Rafah, seppur positiva, rischi di essere solo simbolica senza un afflusso costante di materiali medici e senza la possibilità di evacuazioni sanitarie su larga scala. Attualmente, migliaia di persone, inclusi molti bambini e pazienti oncologici, attendono da mesi di poter lasciare la Striscia per ricevere cure specialistiche.
Il quadro è ulteriormente complicato dalle condizioni climatiche avverse e dalle continue evacuazioni forzate, con circa il 90% della popolazione interna sfollata e costretta a vivere in tende precarie, spesso soggette ad allagamenti e privazioni.
In questa situazione, gli ospedali e le strutture sanitarie operano in condizioni estreme: metà degli ospedali risulta non funzionante o parzialmente operativa, mentre l’accesso ad acqua potabile e servizi igienici è gravemente limitato. L’assenza di sicurezza, testimoniata anche dalla recente morte di un operatore sanitario di Medici Senza Frontiere a seguito di un attacco aereo, sottolinea come a Gaza non esistano luoghi realmente sicuri.
La Striscia di Gaza continua così a vivere una crisi umanitaria senza precedenti, mentre sul terreno persistono attacchi e contrattacchi che alimentano un ciclo di violenza con pesanti conseguenze sulla popolazione civile.






