Tel Aviv, 13 febbraio 2026 – Una lettera firmata da 31 ex capi dipartimento dello Shin Bet e da cinque ex capi organizzazione esprime una netta condanna degli attacchi rivolti dal primo ministro Benjamin Netanyahu all’agenzia di sicurezza interna israeliana, denunciando inoltre il silenzio su tali questioni da parte dell’attuale direttore, David Zini.
La critica al documento di Netanyahu sul 7 ottobre
Nel documento, gli ex responsabili dello Shin Bet stigmatizzano in particolare il testo di 55 pagine prodotto dal premier Netanyahu, contenente citazioni selezionate di delibere interne del governo israeliano risalenti a prima del 7 ottobre 2023, data del massacro compiuto da Hamas. Tale documento è stato consegnato la scorsa settimana al revisore dei conti dello Stato. La lettera denuncia come questo testo, insieme alla diffusione di teorie del complotto sul massacro, rappresenti un tentativo da parte del primo ministro, coadiuvato dai suoi portavoce, di distanziarsi da ogni responsabilità per quanto accaduto il 7 ottobre e di influenzare l’opinione pubblica, in particolare la sua base elettorale, per evitare l’istituzione di una commissione d’inchiesta statale.
David Zini e le tensioni nel governo
David Zini, che ha assunto la guida dello Shin Bet il 5 ottobre 2025, è una figura centrale in questo contesto. Ex comandante delle forze speciali e capo del Comando di Addestramento e del Corpo di Stato Maggiore, è noto per il suo ruolo attivo durante gli attacchi del 7 ottobre 2023, dove ha personalmente partecipato alla repressione degli infiltrati palestinesi. La sua nomina ha suscitato controversie interne, con l’Alta Corte e il Procuratore Generale Gali Baharav-Miara che hanno definito “improprio” il licenziamento del suo predecessore, Ronen Bar. Nonostante ciò, Bar ha annunciato le dimissioni per il 15 giugno e Netanyahu ha confermato la nomina di Zini, sfidando le istituzioni giudiziarie.
Zini è noto anche per le sue posizioni dure: secondo alcune dichiarazioni riportate dalla stampa israeliana, si sarebbe detto contrario a qualsiasi accordo per la liberazione degli ostaggi detenuti da Hamas, definendo il conflitto come una “guerra eterna”. Queste parole hanno suscitato dure reazioni da parte dei familiari dei rapiti, che le hanno giudicate “orribili” e “spregevoli”.
Il clima politico e militare in Israele resta quindi estremamente teso, con un confronto aperto tra il governo di Netanyahu e le istituzioni di sicurezza e giustizia, che si riflette nelle numerose discussioni sull’efficacia e la responsabilità nella gestione della sicurezza nazionale, soprattutto a seguito dei tragici eventi del 7 ottobre 2023.
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