Budapest, 10 aprile 2026 – A pochi giorni dalle elezioni legislative in Ungheria, la sfida tra il premier uscente Viktor Orbán e l’oppositore Péter Magyar si conferma serrata, con quest’ultimo in vantaggio nei sondaggi ma con una quota significativa di elettori ancora indecisi. È quanto emerge dalle ultime rilevazioni d’opinione e dalle tensioni politiche crescenti nel Paese.
Sondaggi: Magyar mantiene il vantaggio ma pesa l’incertezza degli elettori
Secondo il più recente sondaggio condotto dall’istituto Publicus tra il 7 e il 9 aprile e diffuso dal quotidiano ungherese Nepszava, Péter Magyar si attesta al 38% tra tutti gli elettori, mentre Viktor Orbán si ferma al 29%. Il vantaggio di Magyar cresce tra chi ha già deciso il voto: il 52% degli elettori scelti sostiene il leader di Tisza, contro il 39% del premier. Tuttavia, il 25% degli intervistati dichiara di non aver ancora deciso a chi affidare il proprio voto, elemento che potrebbe influenzare significativamente l’esito elettorale.
Un’ulteriore analisi dell’istituto Iranytu, pubblicata nei giorni scorsi, conferma questa tendenza con Magyar al 41% tra tutti gli elettori e Orbán al 34%, mentre la quota degli indecisi si attesta intorno al 18%. L’istituto Median, noto per l’affidabilità delle sue previsioni, stima che il partito di Magyar possa ottenere una maggioranza qualificata in parlamento, tra i 138 e i 142 seggi su 199, mentre Fidesz, il partito di Orbán, si collocherebbe tra i 49 e i 55 seggi.
Le accuse di Orbán
L’avvicinarsi delle elezioni aumenta la tensione nel panorama politico ungherese. In un video pubblicato su Facebook, il premier Viktor Orbán ha accusato l’opposizione di complottare con servizi di intelligence stranieri per manipolare il voto, denunciando anche minacce di violenza contro i suoi sostenitori e accuse di brogli elettorali “inventate”. Orbán ha sottolineato un tentativo organizzato di destabilizzazione attraverso caos e pressione internazionale, denunciando manifestazioni pre-organizzate prima dello spoglio.
Dall’altra parte, l’opposizione, guidata da Magyar – ex stretto collaboratore di Orbán e ora leader del Partito del Rispetto e della Libertà – punta a un cambiamento radicale, promettendo il rilancio dei rapporti con l’Unione Europea, investimenti in sanità e istruzione e una forte azione anticorruzione. La campagna elettorale resta aperta e incerta, con il sistema elettorale ungherese che favorisce il partito maggioritario nei collegi uninominali, rendendo decisivi i risultati nelle zone rurali dove Fidesz conserva ancora un forte consenso.
Il voto del 12 aprile rappresenta quindi un momento cruciale per il futuro politico dell’Ungheria, con un elettorato diviso e un alto numero di indecisi che potrebbero ribaltare i pronostici attuali.






