Il futuro dell’Occidente non passa solamente per i grandi temi geopolitici attuali, ma anche per i sobborghi e i grandi Stati americani. Qui, infatti, il 3 novembre, gli elettori americani decideranno le elezioni di midterm che potrebbero cambiare l’equilibrio del Congresso e, di conseguenza, limitare o rafforzare il potere di Donald Trump nella sua seconda presidenza. La posta in gioco è alta: riequilibrare un esecutivo particolarmente potente e senza freni può ridare centralità al ruolo del Parlamento.
Elezioni midterm: Trump teme la perdita del Congresso
Il presidente non nasconde le proprie ansie: teme un voto democratico capace di scatenare un possibile impeachment e critica ironicamente la necessità stessa delle elezioni di metà mandato. Le sue dichiarazioni hanno fatto scattare simulazioni di crisi in stati chiave come l’Arizona, in vista di ogni eventuale contenzioso elettorale.
Il calendario elettorale e le sfide per i repubblicani
Ogni due anni negli Stati Uniti si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera e un terzo del Senato, oltre a governatori e cariche statali. I repubblicani controllano attualmente entrambe le camere, ma il loro margine è risicato: 218-213 alla Camera e 53-47 al Senato. Le primarie sono appena iniziate, e sondaggi e risultati locali mettono in allarme la Casa Bianca: la Camera rimane incerta, il Senato potrebbe sfuggire di mano.
I candidati chiave e le battaglie negli stati indecisi
Quattro stati – Alaska, Maine, Ohio e North Carolina – saranno decisivi. L’ex deputata Mary Peltola punta a un seggio in Alaska, mentre in Maine la governatrice democratica Janet Mills può approfittare della debolezza della senatrice repubblicana Susan Collins. Sherrod Brown in Ohio e Roy Cooper in North Carolina rappresentano le speranze democratiche di conquistare nuovi seggi. Anche Texas e Michigan potrebbero riservare sorprese inattese.
I sobborghi: il vero campo di battaglia per le elezioni di midterm e il futuro di Trump
Le elezioni della Camera dipenderanno dai sobborghi delle grandi città: Chicago, Philadelphia, Detroit, Los Angeles. Qui gli elettori reagiscono soprattutto alla situazione economica: prezzi, mutui, assicurazioni e carburante saranno al centro della campagna, più di scenari internazionali o dispute geopolitiche.
Una politica in trasformazione
Il sostegno dei gruppi tradizionali sta cambiando. Il mondo Maga non è più monolitico, e i democratici cercano nuovi leader e strategie. La vera novità sono però gli elettori indipendenti, che oggi costituiscono il 45% della popolazione adulta, contro il 30% di vent’anni fa. Millennials e Generazione Z, politicamente fluidi, saranno decisivi per orientare il voto, sia nei midterm sia nelle presidenziali del 2028.






