Il Cremlino alza la voce sul Donbass, ma evita di mettere un orologio sul ritiro delle truppe ucraine. Dmitrij Peskov, portavoce di Mosca, ha detto chiaro e tondo che il dialogo politico serio può partire solo se Kiev ritira le sue forze. Eppure, nessuna scadenza viene indicata. Un’apertura di principio, sì, ma con il rimprovero che questa decisione andava presa molto prima. Tra pressioni incessanti e mosse strategiche, la tensione resta altissima. Ogni passo pesa, come un macigno sul fragile equilibrio della regione.
Donbass: il messaggio di Mosca a Kiev
Peskov ha lanciato un messaggio senza giri di parole a Zelensky: il ritiro dal Donbass è una scelta da fare subito, anzi, sarebbe dovuta arrivare ieri. Un’urgenza che mette in luce non solo la situazione incandescente, ma anche la volontà di Mosca di spingere Kiev a mollare la presa sul fronte. La Russia definisce questa fase come la “fase calda” dell’operazione militare speciale e non intende abbassare la guardia finché non vedrà le truppe ucraine allontanarsi. Il portavoce ha chiarito che l’attività militare continuerà fino al raggiungimento degli obiettivi, senza sconti.
Le parole di Peskov si inseriscono in un contesto di negoziati complessi, dove Mosca lega la prospettiva di un accordo politico proprio al ritiro delle truppe. Pur non fissando scadenze ufficiali, il Cremlino fa capire chiaramente che la palla è nel campo di Kiev, sempre più sotto pressione per rispondere all’appello.
Nessuna data, ma la pressione resta altissima
Formalmente, Mosca non ha stabilito un termine ultimo per il ritiro delle forze ucraine dal Donbass. Ma dietro a questo “non c’è fretta” si nasconde un gioco politico ben preciso: tenere la pressione alta senza perdere terreno strategico. Per il Cremlino, un ritiro da parte di Kiev non sarebbe solo un gesto simbolico, ma la chiave per abbassare la tensione e aprire la porta a un dialogo più ampio.
Allo stesso tempo, Peskov ha ribadito che l’“operazione militare speciale” proseguirà fino a quando gli obiettivi non saranno raggiunti, segno che Mosca non intende mollare la presa senza garanzie concrete. In questo braccio di ferro, ogni mossa ha ripercussioni internazionali e incide sugli equilibri della regione, alimentando un equilibrio fragile tra pressione e disponibilità a trattare. La situazione resta in evoluzione, con tutti gli occhi puntati su come Kiev risponderà e su quanto la comunità internazionale riuscirà a influire sul futuro della crisi.






