Washington, 16 gennaio 2026 – Il direttore del Mossad, David Barnea, è arrivato negli Stati Uniti per una serie di colloqui urgenti riguardanti la situazione in Iran, in un momento di crescente tensione regionale. La visita si inserisce nel contesto delle continue consultazioni tra Washington e Tel Aviv, finalizzate a coordinare le strategie di risposta alle proteste in Iran e valutare una possibile azione militare statunitense in risposta alla repressione del regime di Teheran.
Incontri strategici a Miami e colloqui con la Casa Bianca
Barnea, che guida il servizio segreto israeliano dal giugno 2021, dovrebbe incontrare a Miami Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca e responsabile del canale diretto di comunicazione con l’Iran. Witkoff ha avuto contatti diretti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi durante le proteste in corso. Al momento non è stato confermato un incontro con il presidente Donald Trump a Mar-a-Lago, ma il viaggio di Barnea segue una recente telefonata tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sul delicato dossier iraniano.
Durante quella conversazione, Netanyahu avrebbe chiesto a Trump di sospendere temporaneamente eventuali operazioni militari statunitensi contro l’Iran per concedere a Israele più tempo per prepararsi a possibili rappresaglie. Una fonte israeliana ha rivelato che, sebbene il piano statunitense preveda attacchi mirati contro obiettivi delle forze di sicurezza iraniane, Israele ritiene che tali azioni non siano sufficientemente incisive per destabilizzare il regime di Teheran in maniera significativa.
Tensioni e scenari di un possibile intervento militare
Le autorità statunitensi mantengono l’opzione militare sul tavolo nel caso in cui l’Iran riprendesse la repressione violenta delle manifestazioni. Funzionari israeliani, pur riconoscendo il rinvio dell’azione militare, ipotizzano che un attacco statunitense possa comunque verificarsi nei prossimi giorni, in un contesto segnato da crescente conflittualità tra i due Paesi.






