New York, 9 gennaio 2026 – L’attesa per una pronuncia decisiva sui dazi si è trasformata in un nulla di fatto. Nel pomeriggio del 9 gennaio, la Corte Suprema degli Stati Uniti non ha infatti affrontato il tema delle tariffe, lasciando sospese le aspettative di mercati e istituzioni. L’unico parere reso pubblico nella giornata riguarda un caso completamente diverso, quello del detenuto federale Bowe contro gli Stati Uniti, come riportano i media americani. Sui dazi, invece, nessuna parola ufficiale e nessuna indicazione sui tempi di una possibile decisione futura.
Nessuna indicazione sul prossimo “opinion day”
Il silenzio della Corte Suprema è tanto più significativo perché non è stato nemmeno comunicato quando si terrà il prossimo “opinion day”, la giornata in cui vengono diffuse le sentenze. Questo alimenta l’incertezza su una questione che ha un peso enorme sul piano politico ed economico. La mancata pronuncia mantiene in sospeso una vicenda che potrebbe avere conseguenze immediate sui conti pubblici e sulle relazioni commerciali degli Stati Uniti.
La Casa Bianca segue il dossier sui dazi con estrema attenzione
All’interno dell’amministrazione Trump l’attenzione è massima. La posta in gioco è considerata altissima: in caso di una bocciatura dei dazi, sarebbero in ballo miliardi di dollari di possibili rimborsi e un impatto politico molto pesante per la Casa Bianca. Il consigliere economico Kevin Hassett ha riferito di aver avuto una lunga conversazione telefonica nella serata precedente, incentrata proprio sugli scenari possibili legati alla futura decisione della Corte Suprema. Hassett ha inoltre assicurato che l’amministrazione dispone comunque degli strumenti necessari per reagire anche nell’eventualità in cui le tariffe venissero giudicate illegali.
Il nodo giuridico: i poteri di emergenza del presidente
Il cuore della questione su cui la Corte Suprema è chiamata a pronunciarsi riguarda la legittimità dell’uso dei poteri di emergenza da parte del presidente per imporre dazi sulle importazioni provenienti da quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti. Donald Trump ha giustificato le tariffe del cosiddetto “Liberation Day” facendo ricorso all’International Emergency Powers Act, una legge che consente al capo dello Stato di intervenire in presenza di “minacce straordinarie” legate a un’emergenza nazionale, compresa la possibilità di “regolare” le importazioni di “beni esteri”.
L’International Emergency Powers Act risale agli anni Settanta ed è stata approvata con l’obiettivo di contenere e disciplinare i poteri presidenziali in materia di sicurezza nazionale. La sua adozione avvenne dopo i dazi introdotti da Richard Nixon per fronteggiare la crisi della bilancia dei pagamenti in seguito al collasso del sistema monetario di Bretton Woods. Proprio questa cornice storica e giuridica è oggi al centro del dibattito, mentre la Corte Suprema continua a rimandare una decisione che potrebbe ridefinire i confini dell’azione presidenziale in campo economico e commerciale.
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