L’Avana, 18 marzo 2026 – Dopo il blackout totale che ha colpito Cuba lunedì scorso, la rete elettrica nazionale ha iniziato un lento processo di ripristino, secondo quanto comunicato dall’Unión Eléctrica (Une), l’operatore statale della rete elettrica. Il ritorno della corrente ha interessato le regioni occidentali e centro-orientali dell’isola, in particolare grazie alla riattivazione delle centrali elettriche nei comuni di Diez de Octubre e Carlos Manuel de Céspedes. Nella capitale, L’Avana, la situazione migliora a fatica: alcune zone hanno recuperato la luce, ma molti quartieri restano ancora al buio.
Il contesto energetico e la crisi in corso a Cuba
Il blackout di lunedì rappresenta il sesto episodio di interruzione elettrica in quasi diciotto mesi, e il primo dopo l’imposizione da parte degli Stati Uniti di un embargo petrolifero che sta aggravando la situazione economica e sociale dell’isola. Cuba, con una popolazione di circa 11 milioni di abitanti, soffre da tempo la carenza di investimenti in un sistema energetico ormai obsoleto e vulnerabile. La crisi si è acuita ulteriormente con l’inasprimento delle sanzioni USA e la riduzione delle forniture di petrolio provenienti dal Venezuela, principale alleato cubano.
Secondo fonti aggiornate, la rete elettrica ha subito un nuovo collasso parziale che ha interessato circa 3,4 milioni di persone nelle province orientali di Holguín, Granma, Santiago de Cuba e Guantánamo, a causa della chiusura della centrale termoelettrica di Felton, il più grande generatore di corrente nella zona orientale dell’isola. Oltre ai blackout, l’isola sta vivendo una crisi umanitaria aggravata da un freddo record mai registrato prima, con temperature minime di zero gradi nella provincia di Matanza.
L’allarme del presidente Díaz-Canel e i rapporti con gli Stati Uniti
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha denunciato le pressioni crescenti da parte degli Stati Uniti, definendo la resistenza cubana contro ogni tentativo di aggressione esterna come inespugnabile. Attraverso i suoi canali social, Díaz-Canel ha ribadito che le difficoltà economiche e sociali dell’isola sono il risultato di una feroce guerra economica applicata come punizione collettiva, con l’intento dichiarato di rovesciare con la forza l’ordine costituzionale cubano.
In risposta a dichiarazioni aggressive di esponenti statunitensi, tra cui il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio, il governo cubano ha confermato per la prima volta l’avvio di colloqui ad alto livello con Washington. L’obiettivo dei negoziati è trovare soluzioni alle differenze tra i due Paesi, con particolare attenzione alla revoca del blocco petrolifero imposto da Washington, che sta aggravando la crisi energetica e socioeconomica sull’isola.
I colloqui, ha spiegato Díaz-Canel in un video diffuso alla stampa, si basano sul principio della parità, del rispetto reciproco dei sistemi politici e della sovranità nazionale di Cuba. Mentre l’isola affronta blackout prolungati fino a venti ore al giorno, la paralisi di servizi essenziali come trasporti, turismo, scuole e ospedali continua a pesare gravemente sulla popolazione, insieme all’inflazione e alla scarsità di generi alimentari.






