L’isola di Cuba sta attraversando una fase che, in qualsiasi paese in tempo di pace, verrebbe considerata di forte emergenza. Le restrizioni statunitensi sulle forniture petrolifere hanno ridotto drasticamente la disponibilità di carburante, diventato rarissimo o estremamente costoso. Alla scarsità di benzina si sommano interruzioni dell’elettricità, mancanza di valuta e difficoltà nell’approvvigionamento alimentare. Nonostante ciò, la popolazione continua ad adattarsi: una lunga esperienza di carenze ha sviluppato abitudini di resilienza quotidiana. Il malcontento esiste, ma non paralizza la vita sociale.
Cuba rallenta: meno traffico e turismo in calo
Nella capitale L’Avana i segnali più evidenti sono la riduzione dei visitatori stranieri e la diminuzione della circolazione stradale. Le poche auto in movimento restano quelle storiche: vetture statunitensi di metà Novecento o modelli sovietici prodotti tra gli anni Sessanta e Ottanta.
Nei canali ufficiali la benzina è praticamente esaurita. I distributori sono chiusi o vuoti; quelli ancora operativi accettano solo pagamenti in dollari e richiedono prenotazioni tramite applicazioni con liste d’attesa lunghissime. I taxi privati continuano comunque a lavorare, spesso grazie al mercato parallelo: una delle fonti più comuni è il carburante rivenduto illegalmente dagli autisti di mezzi statali dopo le consegne.
I prezzi sono schizzati fino a 6-7 euro al litro. I taxi pubblici circolano meno, gli autobus hanno ridotto le corse e per spostarsi tra le città è necessario mettersi in fila giorni prima. Nelle strade sono aumentati scooter e piccoli mezzi elettrici, mentre la raccolta dei rifiuti procede a rilento per mancanza di carburante, causando accumuli nelle vie.
Trasporti e voli: collegamenti complicati
Il settore aereo è tra i più colpiti. I pochi voli interni sono sospesi e diversi vettori stranieri non possono più fare rifornimento sull’isola. La compagnia canadese ha interrotto i collegamenti, mentre i voli russi saranno cancellati dopo il rimpatrio dei turisti.
Altre compagnie, tra cui Iberia e Neos, effettuano scali tecnici nella Repubblica Dominicana per rifornirsi, allungando sensibilmente i tempi di viaggio.
Blackout e misure d’emergenza
Il petrolio estratto a Cuba viene destinato soprattutto al trasporto delle merci e alla produzione elettrica, ma non è sufficiente. Nelle province orientali le interruzioni di corrente occupano gran parte della giornata e in tutto il paese cresce la domanda di candele.
Le strutture più benestanti, grazie all’accesso a valuta straniera, installano pannelli solari: una soluzione sostenuta anche dal governo del presidente Miguel Díaz‑Canel, che però richiederebbe importanti investimenti esteri, in particolare dalla Cina.
Per contenere i consumi sono state introdotte misure temporanee: settimana lavorativa di quattro giorni negli uffici pubblici, ospedali limitati alle urgenze, stop ai mezzi agricoli a motore e cancellazione di eventi come il festival internazionale del sigaro.
Nonostante le difficoltà, gran parte del paese continua la routine quotidiana. Le proteste restano limitate: le ultime manifestazioni significative risalgono al 2021 e furono represse con arresti e violenze. Anche oggi, tra code e adattamenti, la società cubana affronta la crisi vivendo giorno per giorno.






