Tokyo, 11 aprile 2026 – Il Giappone si trova nuovamente a fronteggiare una situazione di emergenza energetica, attingendo per la seconda volta in poche settimane alle sue riserve strategiche di petrolio. La persistente crisi nel Medio Oriente, con particolare attenzione alla guerra in Iran, sta alimentando preoccupazioni per possibili carenze di beni essenziali e per un aumento delle pressioni inflazionistiche nel medio-lungo termine.
Dipendenza energetica dal Medio Oriente e rischi per le filiere industriali
Il Giappone importa circa il 94% del proprio greggio dal Medio Oriente, con il 93% di questo petrolio che transita attraverso il delicato Stretto di Hormuz. Le raffinerie nipponiche sono progettate principalmente per trattare questo tipo di greggio, caratterizzato da specifiche tecniche e costi generalmente inferiori rispetto ad alternative come il petrolio statunitense. Lo ha spiegato Go Matsuo, direttore dell’Energy Economics and Society Research Institute, nel corso di un’audizione alla Camera Alta.
La possibile protrazione della crisi energetica oltre i quattro mesi potrebbe portare a misure straordinarie, tra cui il razionamento dell’elettricità e dei prodotti petroliferi a partire dal prossimo mese. Secondo Masatoshi Kojima, docente della Momoyama Gakuin University, tale razionamento è altamente probabile in caso di persistenza della situazione d’emergenza.
L’esposizione del Giappone riguarda in particolare la nafta, la cui eventuale carenza potrebbe innescare effetti a catena lungo le filiere industriali con impatti diretti sui beni di largo consumo. Tra i primi prodotti a subire rincari vi sarebbero pannolini usa e getta, articoli per l’igiene, bevande in bottiglia, detergenti e imballaggi in plastica. Kojima ha sottolineato come le tensioni sull’energia possano rapidamente tradursi in aumenti diffusi dei prezzi al consumo.
La situazione geopolitica e le dinamiche nello Stretto di Hormuz
La crisi è aggravata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, punto strategico per il passaggio del petrolio verso il Giappone e altri paesi importatori. Recenti rapporti indicano che le navi che transitano nello stretto devono affrontare una sorta di pedaggio imposto dai Guardiani della Rivoluzione iraniani, con pagamenti in yuan cinesi o stablecoins. Questo sistema, sebbene controverso dal punto di vista della legalità internazionale, riflette le crescenti tensioni geopolitiche che influenzano direttamente la sicurezza e la continuità delle forniture energetiche.
Il Giappone, con una popolazione di circa 126 milioni di abitanti e una forte dipendenza dalle importazioni di energia, si trova quindi in una posizione delicata, monitorando attentamente gli sviluppi regionali e le implicazioni economiche di questa emergenza.





