Roma, 22 marzo 2026 – La tensione in Medio Oriente continua a salire dopo l’ultimatum lanciato dal presidente statunitense Donald Trump, che ha imposto all’Iran un termine di 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz minacciando di colpire le centrali elettriche della Repubblica Islamica. La risposta dell’Iran non si è fatta attendere: l’agenzia di stampa statale Mehr ha avvertito che anche un attacco limitato alle infrastrutture energetiche iraniane potrebbe far precipitare l’intera regione nell’oscurità.
“Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso istante, gli Stati Uniti colpiranno e annienteranno le loro varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande!”, è quanto ha scritto Donald Trump su Truth.
Le conseguenze di un attacco alle centrali dell’Iran
Secondo quanto riportato da Iran International, media d’opposizione con sede a Londra, Mehr ha pubblicato una mappa che evidenzia come una percentuale compresa tra il 70% e l’80% delle principali centrali elettriche dei Paesi del Golfo Persico — inclusi Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Kuwait — si trovi lungo la costa del Golfo Persico ed entro il raggio d’azione dei missili iraniani. L’agenzia ha sottolineato che un attacco anche minimo alle infrastrutture energetiche dell’Iran provocherebbe conseguenze catastrofiche per tutta la regione, lasciando milioni di persone senza elettricità.
In parallelo, il comando operativo dell’esercito iraniano, Khatam al-Anbiya, ha annunciato che in caso di attacchi alle proprie strutture energetiche o agli impianti di desalinizzazione, colpirà a sua volta le infrastrutture statunitensi e quelle dei Paesi alleati nella regione. Tale dichiarazione è stata resa nota attraverso l’agenzia Fars e rilanciata da fonti internazionali.






