20 marzo 2026 – Oltre 150 mila decessi per Covid-19 verificatisi nel primo anno della pandemia negli Stati Uniti potrebbero non essere stati inclusi nei conteggi ufficiali. A rivelarlo è uno studio coordinato dalla Stanford University, pubblicato sulla rivista Science Advances, che ha utilizzato tecniche di intelligenza artificiale per analizzare i certificati di morte, individuando numerose vittime non contabilizzate in precedenza.
Disparità nel conteggio dei decessi da Covid-19 negli Stati Uniti
Lo studio evidenzia come la complessità e le risorse necessarie per assegnare correttamente la causa di morte abbiano portato a sottostimazioni significative. Tra i fattori che hanno contribuito a questo fenomeno vi sono lo stigma associato ai pazienti, le condizioni di salute preesistenti, il sovraccarico dei sistemi sanitari e le limitazioni amministrative.
L’analisi ha stimato che tra marzo 2020 e dicembre 2021 i decessi per Covid-19 sono stati 995.787, circa 150 mila in più rispetto ai 840.251 ufficialmente registrati. La maggior parte dei casi non conteggiati riguarda persone decedute a casa (111 mila), ma si segnalano anche omissioni nei decessi in hospice (17 mila) e in strutture sanitarie (oltre 14 mila).
Implicazioni sociali: un impatto più grave su minoranze e fasce svantaggiate
Lo studio ha inoltre messo in luce profonde disparità etniche e socio-economiche. Le persone con basso livello di istruzione (+29%), di etnia ispanica (+31%) e residenti in aree più povere (+34%) sono risultate maggiormente colpite dal mancato riconoscimento ufficiale della causa di morte.
I ricercatori hanno dichiarato che il sistema statunitense ha mostrato una gestione sistematicamente iniqua nella registrazione dei decessi da Covid-19, nascondendo così la reale portata della pandemia e delle sue disuguaglianze.
Questi dati si inseriscono in un contesto più ampio: attualmente, negli Stati Uniti, oltre il 60% delle nuove infezioni da coronavirus si concentra in persone sotto i 50 anni, in gran parte tra i 20 e i 40 anni, con un calo dei decessi e dei ricoveri dovuto proprio al coinvolgimento di fasce d’età più giovani e meno vulnerabili. Tuttavia, la diffusione del virus in queste fasce di età potrebbe rappresentare un rischio per la trasmissione a soggetti più fragili, soprattutto in presenza di disuguaglianze sanitarie persistenti.






